''Non posso rimanere prigioniero in Vaticano...''
Molto è stato scritto e detto su papa Giovanni Paolo II, un papa che ha detto e scritto moltissimo nel suo lungo pontificato (dal 1978 al 2005). Noi non abbiamo niente da aggiungere, se non ricordare volentieri una qualità che ci appartiene come carisma specifico: la missione evangelica nel mondo. Proprio in questa qualità, il papa polacco è stato innovativo: ha saputo cogliere i segni dei tempi per indicare le vie nuove nell'annuncio del vangelo alle genti, per continuare a rispondere fedelmente alla missione di "andare e predicare il vangelo di Cristo fino agli estremi confini della terra".
Papa Benedetto XVI riassume la forte personalità del suo predecessore con queste semplici e chiare parole: "I due cardini della sua vita e del suo ministero sono stati: la preghiera e lo zelo missionario. È stato un grande contemplativo e un grande apostolo di Cristo. Dio lo ha scelto per introdurre la chiesa nel terzo millennio. Con il suo esempio, lui ci ha guidati tutti in questo pellegrinaggio e continua ad accompagnarci dal cielo" (9 aprile 2011).
All'inizio del pontificato, parlando ai giornalisti, aveva detto: "Il papa non può rimanere prigioniero del Vaticano. Io voglio andare da tutti... voglio attraversare la soglia di ogni casa". E noi missionari ci siamo sentiti all'unisono con lui, perché ha avuto il coraggio di prevedere i nuovi spazi di evangelizzazione, indicandone spesso anche i cammini e i metodi, per "aprire le porte a Cristo", missionario del Padre presso l'umanità che ha bisogno di salvezza.
In queste pagine richiamiamo solo alcuni aspetti, parole e gesti che hanno caratterizzato "lo zelo missionario" di papa Wojtyla e che ci restano come preziosa eredità.
Parole e gesti di un pastore che ha preceduto il suo gregge, indicando la direzione giusta per continuare la missione in questo XXI secolo.








