“Non mi sono mai pentito...”
Padre Piergiorgio è nato a Cavarzere, in provincia di Vicenza. Da settembre vive nella comunità saveriana di Ancona dove è vice maestro dei novizi
Il Signore mi ha fatto nascere in una tipica famiglia veneta: molti figli, poche possibilità economiche ma tanto affetto. Già da bambino, mi sembrava che il Signore mi chiamasse al sacerdozio e sono entrato in seminario. Ma avvertivo anche una forte attrattiva alla vita missionaria, specialmente dopo l'incontro con due saveriani: p. Alessandro Patacconi, un marchigiano che sprizzava gioia da tutti i pori, e p. Valter Gardini, un mantovano che mi ha insegnato a prepararmi seriamente alla missione.
Il martirio missionario
Sono entrato tra i saveriani nel 1965, quando il Congo aveva martirizzato i primi tre saveriani: p. Luigi Carrara, p. Giovanni Didonè e fratel Vittorio Faccin. Sono cresciuto con l'idea che il martirio sia parte integrante della missione, un'eventualità che fa parte della nostra vocazione missionaria. Tutti dobbiamo essere spiritualmente preparati al martirio e anche le nostre famiglie devono esserne coscienti. Non c'è infatti testimonianza più significativa che dare la propria vita per il vangelo.
Nel 1969, dopo l'ordinazione sacerdotale, sono partito per la Gran Bretagna. Iniziava così una lunga assenza dall'Italia, per ben 32 anni. La mia prima esperienza missionaria è stata in Africa, nella Sierra Leone. Ma dopo tre anni sono dovuto tornare per motivi di salute. La seconda esperienza più lunga è stata in Asia, nelle Filippine. Mi rimane dentro una profonda nostalgia.
Per tutta la vita
La missione mi ha sicuramente cambiato: da protagonista nelle scelte operative a cui imprimevo il mio ritmo, sono diventato un semplice collaboratore, rispettoso delle scelte pastorali e dei ritmi della chiesa locale. Questo è forse il cambiamento più grande per il missionario che proviene da una chiesa europea. Le giovani chiese vogliono essere protagoniste della loro crescita e dell'evangelizzazione.
Il missionario è mandato alle genti, fuori dal proprio ambiente, per tutta la vita. Queste caratteristiche sono irrinunciabili per noi saveriani. Dal giorno in cui la missione è diventata la ragione della nostra esistenza, non abbiamo motivo per restare. È per questo che desideriamo partire: “chi ha conosciuto la gioia dell'incontro con Cristo non può tenerla chiusa dentro di sé, deve irradiarla”.
Cari lettori e lettrici, in modo diverso, tutti siamo invitati a continuare la missione di Gesù. Tutti siamo chiamati a collaborare, nella propria situazione di vita. Quanto a me, io ho offerto la mia vita alla missione. E continuo a farlo, giorno dopo giorno, senza essermi mai pentito.







