Padre Querzani, saveriano faentino
Un controllo medico ha costretto p. Giovanni Querzani, saveriano di Brisighella, a tornare in Italia. Nella sua corsa a cronometro tra un appuntamento all'altro, non c'è stato il tempo per un'intervista seria. Ma non me lo sono lasciato sfuggire quando ho saputo che, la sera del 16 febbraio scorso, lo avrei trovato proprio a San Pietro in Vincoli, nella sede della Pro Loco Decimana, invitato dal direttore sig. Graziani.
Seduto tra gli attenti e numerosi uditori, ho potuto ascoltare dalla sua viva voce quanto aveva riportato la stampa locale, sempre molto attenta alle imprese che questo originale saveriano romagnolo sta portando avanti a Bukavu, nella repubblica democratica del Congo.
Come un bravo meteorologo
Padre Querzani parla del Congo come fosse la sua patria. Amore e gioia, paura e sdegno si susseguono con i tragici avvenimenti in cui lui stesso e la missione rimangono coinvolti. I racconti di p. Giovanni non sono la descrizione di un semplice cronista; dipingono la visione di un appassionato osservatore, cui si aggiunge il carisma del testimone. Come un meteorologo, con l'aiuto dei dati trasmessi dal satellite, egli osserva i movimenti atmosferici che si dirigono verso la regione, li prevede con trepidazione, lancia gli allarmi, soffre con la sua gente e, all'occorrenza, porta i rimedi alle vittime dei “cataclismi” che si abbattono sulla popolazione.
In questa direzione, s'inserisce la realizzazione di molte opere che p. Querzani ha avviato con la collaborazione di molti benefattori: enti commerciali e sociali, amici e compaesani, singoli e associazioni Onlus, diocesi e parrocchie. A metà marzo, p. Giovanni ha scritto: “Vi comunico la mia gioia per la visita del nostro vescovo, mons. Claudio Stagni, qui a Bukavu. Questa visita è per me un grande regalo. Rafforza un legame già forte, e mi fa sentire ancora di più missionario faentino ”.
Curare, nutrire, istruire
Solo il numero delle iniziative rivela l'ansia con cui p. Querzani vive e opera in Congo. Prima di tutto va ricordata l'assistenza sanitaria , di cui attualmente beneficano più di 17.000 bambini, e l'assistenza nutrizionale offerta quotidianamente a più di mille malnutriti nei due refettori della parrocchia di Kadutu. Poi c'è la scuola elementare“Matendo”: undici classi accolgono complessivamente ben 645 alunni. Ma c'è già il progetto per costruire altre nove aule, in modo da arrivare ad accoglierne 1.200 almeno. Inoltre, sta per essere portata a termine una grande sala polivalente : a pianterreno, sarà adibita a grande refettorio; al piano superiore, diventerà una sala per studio e incontri, aperta ai giovani di Kadutu.
Dopo l'esperienza di un campo-scuola a cui hanno partecipato tremila bambini, si sta realizzando un piccolo campo di calcio , con il contributo di un amico. Grazie all'arrivo di un altro finanziamento, potrà diventare un vero mini stadio per i ragazzi che, nelle baracche dei loro quartieri, non hanno un minimo spazio per giocare e vivere un'infanzia normale.
Prepariamo il terreno
Per completare l'inventario, p. Giovanni ha già iniziato una speciale scuola di alfabetizzazione per ragazzi e ragazze dai 10 ai 15 anni, non ancora scolarizzati. Sono quattro classi con 180 alunni che rischierebbero di essere sfruttati o reclutati come “bambini soldato”. Inoltre, c'è la costruzione della bella chiesa di Buholo, che sarà affiancata dalla casa parrocchiale, per cui si è impegnata la diocesi di Faenza-Modigliana.
Padre Querzani e i suoi collaboratori italiani e africani sono convinti di una cosa: aprire una scuola equivale a chiudere una prigione. Far crescere una popolazione sana e aperta alla cultura, significa formare una nazione predisposta alla pace e alla crescita sociale ed economica. Come cristiani, sappiamo che da un terreno ben preparato, il seme del vangelo darà quel buon raccolto che Gesù stesso sogna. È quello che tutti ci aspettiamo e auguriamo a p. Giovanni.








