Un ospedale efficiente per i poveri
Fratel Remo Bucari, saveriano di Avicelli di Arcevia (AN), continua a tenerci informati sulla sua attività medica e missionaria in Bangladesh
Sono tornato in Bangladesh da qualche mese, dopo una sosta forzata in Italia per un'operazione al piede destro. Finalmente sono qui di nuovo, pronto a continuare i 44 anni già trascorsi in questo Paese.
Il grande ponte sul fiume
Recentemente, sono andato a Khulna, città importante della regione meridionale e sede vescovile. Là ho potuto ammirare il nuovo ponte, lungo più di un chilometro, sul fiume Rupsa. È stato costruito per facilitare le comunicazioni con il sud del Bangladesh, dove esiste un grande porto sul fiume, al margine dell'immensa foresta del Bengala, nel delta del Gange, regno della tigre reale. Il ponte nuovo potrebbe rappresentare il simbolo del progresso di questa nazione che ha migliorato un po' la sua situazione economica.
Quand'ero in Italia, qualcuno mi ha chiesto se è pericoloso vivere in Bangladesh. Ho risposto: “È meno pericoloso di tante altre missioni”. Qualche pericolo ci può essere, ma è un rischio più per la gente che per noi missionari. Tuttavia, bisogna muoversi con prudenza, perché anche qui i “bombaroli” si fanno sentire. La democrazia è ancora in vita, ma il Paese rimane tra i più poveri della terra, con i suoi oltre 130 milioni di abitanti, concentrati in un piccolo spazio. La maggioranza di loro deve accontentarsi di vivere con meno di un euro al giorno.
Ai primi posti per...
Il Bangladesh, ancora una volta, è stato classificato ai primi posti per corruzione. Non è una cosa nuova; anche la gente lo sa e lo dice. Questa brutta fama, però, ha causato una diminuzione degli aiuti internazionali e degli investimenti, peggiorando ancor più la situazione. La corruzione è un fatto che si constata ogni giorno: non ci sono prezzi fissi in Bangladesh! Anche noi missionari siamo costretti spesso ad adeguarci, aggiungendo qualche taka in più per qualsiasi servizio.
Inoltre, il Bangladesh ha il reddito individuale fra i più bassi del mondo, l'inflazione è tra le più alte, i costi aumentano ogni mese e la mancanza di un lavoro decente è un serio problema per decine di milioni di persone. Per non parlare delle donne e dei loro diritti, che sono regolarmente violati. Un problema per tutta l'Asia, dove il numero dei poveri aumenta ogni anno: ora sono circa due miliardi.
Per curare tanta gente
L'ospedale “Fatima” di Jessore continua il suo lavoro come sempre. È dotato di settanta letti, per i reparti di medicina generale, chirurgia addominale e maternità. In più abbiamo gli ambulatori e la scuola per le infermiere. Terminati i corsi, le infermiere potranno fare un lavoro utile e ben remunerato in Bangladesh. Come ostetriche, potranno salvare qualcuna delle 20.000 madri che muoiono ogni anno durante il parto. Alcune infermiere ci seguono per la visita settimanale nei villaggi vicini e offrono un servizio di medicina preventiva e curativa.
Prima di Natale, per due mesi sono stati con noi alcuni medici specialisti in ostetricia e ginecologia provenienti da Parma. Sono venuti ad aiutarci, due alla volta, soprattutto per il reparto di maternità. La nostra intenzione non è di creare delle “piccole isole” di chirurgia specialistica, ma solo di modernizzare tecniche e cure che saranno poi adottate dai medici e dalle infermiere bengalesi. Vogliamo creare un ospedale che possa essere diretto e portato avanti da personale locale.
Grazie perché...
Certo, il nostro lavoro medico non è molto per un paese altamente popolato come il Bangladesh, ma... “chi pensa in piccolo, salva il mondo”. Non mi resta che ringraziare tutti voi, cari amici e amiche, per il vostro aiuto che ci ha permesso di curare tante persone. Una preghiera per tutti voi e per le vostre famiglie. Anche voi ricordatevi di noi nella vostra preghiera.








