Non lasciamoci rubare il Natale
È Natale. Voglio raccontarvi la storia più bella del mondo. In quattro passaggi, sempre più stringenti e dettagliati, si narra un avvenimento che ha cambiato la storia del mondo, tanto da dividerla in due epoche: il prima ed il dopo Cristo.
1. Scrive Giovanni nel prologo del suo Vangelo: “E il Verbo si fece carne”. Eccola, l'affermazione più stupefacente del Natale di Cristo. “Farsi carne” significa qualcosa di più che farsi uomo, ovvero dire che si è trattato di figura umana o di un essere con una sua personalità. No, è detto proprio carne, dove, come dice Paolo, “Dio svuotò sé stesso”. Dal gradino più alto (Dio), si passa a quello più basso (carne). La gloria di Dio, cioè Dio stesso, è apparsa in questa carne ed è venuta “ad abitare in mezzo a noi”. Ad abitare e parlare (Verbo).
2. Del Natale si devono dire anche altre cose, quelle che la domenica proclamiamo nella nostra professione di fede col Credo e cioè che “per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria". Senza padre, senza procreazione, senza creatura umana. La sola partecipazione umana sono il sì ed il grembo che la Vergine Maria gli ha offerto. Per il resto, in ciò che crediamo per fede, non c’è nulla di nostro. Si tratta di un puro atto dell’amore di Dio. Questo atto di Dio che si fa uno di noi è paragonabile solo a quell’altro atto di Dio che è la creazione dal nulla. Proprio come dice la Scrittura: “mirabiliter creasti et mirabilius reformasti” (mirabile fu la creazione, ancor più lo è la redenzione).
3. Numerosi Angeli in cielo intervennero per annunciare: “Ecco, vi annuncio una grande gioia: oggi a voi è nato il Salvatore”, cosa per la quale i pastori “furono presi da grande timore”. E non poteva essere altrimenti: le loro orecchie hanno ascoltato ciò che “nessun orecchio ha udito”, ciò che “Dio ha preparato per coloro che lo amano” (1Cor. 2,9). Colui che viene è il Salvatore. Nessuno di noi può salvarsi da sé. L’unica cosa che possiamo fare, se crediamo possibile che Dio sia venuto a noi, è trasalire di gioia. Come Elisabetta: “A che cosa devo che il mio Signore venga da me?”.
4. Il messaggio angelico continua poi con queste altre parole: “Troverete un bambino avvolto in fasce e deposto in una mangiatoia, e questo vi sia di segno”. Sinceramente, che segno è? Chi mai avrebbe potuto pensare che Dio si sarebbe “nascosto” fino a questo punto? Eppure il segno è così concreto e circostanziato (come lo è il fagottino di un neonato), che mette fine, per sempre, alle insensate fantasticherie su di Lui secondo la nostra misura umana. Non viene offerto altro segno.
Taluni pensano che, attorno al Natale, si sia creata un’atmosfera dolciastra e mielosa. Invece, come tutte le storie vere e belle, si può (deve) vivere con cuore di fanciullo. Non lasciamoci rubare il Natale! Buon Natale a tutti.







