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L'8 giugno nel santuario "Beato Conforti", al termine dell'Eucaristia di commiato, la nipote Gabriella ha voluto salutare padre Medici con parole affettuose e sincere.

Caro zio, non potevo lasciare questa chiesa senza darti il mio ultimo saluto. Sei mancato alle 6.30 nel giorno del Corpus Domini. Alla stessa ora mi ero alzata, ho guardato l'orologio, era presto, sono tornata a letto. Dopo ho capito, eri venuto a salutarmi.

Caro zio, quanto mi mancherai! Non dovrei essere triste perché tu non avresti voluto, per te così ispirato nel portare avanti la missione, tu che ritenevi la morte un passaggio, l'anticamera di qualcosa di più grande. Ma sono triste lo stesso, perché mi mancheranno le nostre chiacchierate, le tue sonore risate, le tue barzellette, i tuoi consigli e grandissimi insegnamenti.

Anche quando la malattia cominciava a prenderti e le tue facoltà ti stavano abbandonando, riuscivi a rimanere l'uomo ispirato e illuminante quale sei stato. Ricordo la fatica a comunicare con te, perché eri sordo come una campana e ci sentivi poco e male, e noi dovevamo urlare, con dispiacere forse dei missionari che assistevano ai nostri colloqui quasi surreali.

I tuoi sorrisi, la tua innata allegria, la tua voglia di scherzare nella vita e sulla vita ci accompagneranno nei ricordi. Entusiasta della vita, dicevi: "La vita è bella perché è un dono. Il sole, la pioggia, la tempesta, il venticello sono le pennellate dell'amore di Dio e tutte hanno il loro fascino e mi modellano per l'eternità".

Chiunque ti abbia conosciuto ricorderà la tua tenacia, il tuo ottimismo, l'impegno nella missione e la forza d'animo che hai dimostrato fino all'ultimo anelito.

Mi porterò sempre nel cuore una frase che amavi ripetermi: "Nella vita ci vuole coraggio". Il coraggio dei forti, come tu hai saputo essere.

In questi anni, visitando la casa madre dei saveriani, ho respirato un sentimento che è patrimonio comune per coloro che si sono dedicati alla missione che il beato Conforti ha indicato loro: "la serenità". Scrivevi in uno dei tuoi diari, riferendoti ai missionari scomparsi: "continuano la loro missione anche dopo essere stati sepolti, come il grano di frumento che muore per generare nuova vita".

Riposa in pace, zio.



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