Natale, tempo e redenzione
Tra quello che verrò scrivendo in questo pezzo dedicato al Natale e quanto ho scritto in quello precedente (novembre 2020, con il Calendario Saveriano 2021) su "Signore, insegnaci a contare i nostri giorni" c'è un nesso di continuità dato dalla categoria tempo.
Se nell'occasione precedente parlavo dell'esperienza di tempo che tutti facciamo e cioè di un tempo inafferrabile e in perenne movimento, ora qui rifletto su qualcosa che è assolutamente nuovo. Contrariamente a quanto l'umana sapienza è venuta elaborando, nella Sacra Scrittura si parla di un tempo che non è affatto così effimero come gli uomini pensano e cioè un inizio, una sfuggente durata e una fine. Il tempo ad un certo punto si è manifestato in "pienezza".
Cosa significa pienezza del tempo? Significa che c’è stata come una pregnante concentrazione in un singolo istante/evento di tutto quanto avvenuto prima e di tutto quanto lo seguirà.
Per dirla in altre parole, c'è stato un tempo pieno in cui ciò che era instabile ed inarrestabile ha trovato un approdo stabile e sicuro, sia per ciò che lo ha preceduto, sia per ciò che seguirà. Un evento "discrimine" per il quale, convenzionalmente, designiamo la storia come "prima di Cristo" e "dopo Cristo". Il contrario di chi pensa che il tempo sia liquido, sconnesso, guscio vuoto, senza direzione e senso. Qual è dunque questo evento che scompagina così in profondità la nostra percezione del tempo? Si tratta di un avvenimento impensabile, sorprendente, quasi incredibile, che Paolo annuncia così: "Ma quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge” (Gal. 4,4-5).
L'impensabile è che Dio si faccia Uomo. Per la fede, il Natale si presenta come un tempo pieno e arrivato a maturazione. Un tempo pesante, carico, turgido, da non lasciarsi sfuggire di mano. Le parole cui fare attenzione sono due: tempo (pienezza) e riscatto (redenzione). È un tempo di Dio ed è anche un tempo - colmo e trasformato - dato a noi in dono. San Paolo usa un'espressione che unisce entrambe queste due parole: "Redimentes tempus", che ci invitano a fare "copia e incolla" di quanto Gesù ha fatto.
La nascita di Gesù (Natale) realizza la pienezza del tempo, sconvolge e (ri)mette sul giusto binario tutta la storia umana (Redentore). Così, Paolo può annunciare: "(Questo) mistero non è stato manifestato agli uomini delle precedenti generazioni come ora è stato rivelato (a voi)" (Ef. 3, 5).
Natale costituisce uno snodo decisivo della storia: non possiamo vivere come fossimo persi e smarriti, inutili e sterili. Per questo, ancora Paolo, ci avverte: “Fate dunque molta attenzione al vostro modo di vivere [Tempo]… facendo buon uso del tempo [Riscattare/Redimere]” (Ef. 5, 15-16). Buon Natale a tutti!







