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Continuiamo a presentare i sette giovani che l'anno scorso sono arrivati nella comunità saveriana di Teologia, a Parma. Ecco Pie, dal Burundi.

Carissimi amici di “Missionari Saveriani”, approfitto di questo spazio per presentarmi. Mi chiamo Pie Niyibizi e sono originario del Burundi. In famiglia siamo in 11: oltre ai miei genitori ho infatti 5 fratelli e tre sorelle. Io sono il primogenito!

Il mio cammino formativo è iniziato con un anno di discernimento dove ho potuto conoscere meglio i saveriani e la loro missione nel mondo intero. A quello, è seguito un anno di propedeutica come preparazione per gli studi di filosofia fatti a Bujumbura. Il primo salto culturale è stato dover lasciare il Burundi per recarmi a Kinshasa, in Congo RD. Lì ho proseguito la mia formazione con l’anno di postulato e di noviziato, che sono la porta per entrare ufficialmente nella famiglia saveriana.

Sono arrivato in Italia il 2 agosto 2019 per proseguire con lo studio della teologia, che sto frequentando nel seminario di Reggio Emilia, dopo aver studiato la lingua italiana. Mi hanno sempre colpito le parole dell’evangelista Luca che ho avuto modo di meditare nel gruppo vocazionale a cui partecipavo: “La messe è abbondante ma gli operai sono pochi” (Lc 10, 2). La mia vocazione inizia con l’incontro con un animatore vocazionale, venuto in visita alla mia scuola. Mi sono sentito chiamato a contribuire all’annuncio del vangelo ai non cristiani e a quelli che l’hanno già dimenticato, con amore condiviso e disinteressato, imitando Gesù servitore.

Mi piace essere missionario testimoniando e annunciando l’amore di Gesù Cristo, che ci ha amato fino alla croce. Ci spinge a servirlo non solo attraverso le parole, ma con tutta vita (Lc 6,43-49). Sento mia la chiamata al servizio nelle piccole cose, contemplando e imitando il Cristo servo, povero e lavoratore (Mt 25,31-46) tra i cristiani e non-cristiani, tra i poveri, gli stranieri e gli emarginati... Mi identifico con la maniera saveriana di vivere la vita comunitaria nella fraternità. “La comunità è come spazio in cui il cuore impara lentamente ad amare senza possedere, a servire senza aspettare riconoscimenti, un luogo che costringe ad accorgersi dell’altro e del suo bisogno”. Dico questo perché la vita fraterna in comunità vissuta nella semplicità e nella gioia, è la migliore forma di evangelizzazione. Grazie per accompagnarmi con le vostre preghiere e il vostro ricordo!



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