Missioni Notizie: Sudan, Sri Lanka, Aids, Cei, Giappone
Proposte e proteste
Sudan: "dieci passi per l'unità". La diocesi di Rumbek ha lanciato un programma di preghiera intitolato "Dieci passi per l'unità in Sud Sudan". Si tratta di dieci settimane di preghiera che si concluderanno il 9 luglio, giorno dell'indipendenza del Sud Sudan. Il vescovo di Rumbek, mons. Mazzolari, ha spiegato che per ciascuna delle dieci domeniche è proposto un tema spirituale per preparare il popolo a prendere parte nella costruzione della loro nuova nazione. Le principali attività del programma sono la preghiera, la catechesi e i doveri civici. Ci sono anche gruppi di discussione che riflettono su dodici temi tratti dalla dottrina sociale della chiesa.
• Sri Lanka: scuola di guerra. Studenti, insegnanti, genitori e religiosi cattolici e buddhisti hanno partecipato a una protesta silenziosa a Colombo contro la decisione di trasformare una delle 15 università nazionali in accademia militare. Mancano strutture educative per i giovani che vogliono proseguire il loro percorso accademico dopo il diploma. Le famiglie più abbienti riescono a inviare i figli a studiare all'estero o in strutture private, ma la maggior parte ne rimane esclusa.
• Messico: stop alla schiavitù moderna. Il vescovo di Saltillo, mons. Vera López, ha chiesto di vietare i pozzetti per l'estrazione di carbone e di obbligare le società minerarie a un maggior rigore per le norme di sicurezza, pena la vita degli operai che troppo spesso muoiono sul lavoro. Il vescovo ha invitato le autorità a smettere di ignorare i fatti e a fermare definitivamente questa situazione di "schiavitù moderna" subita dai minatori. Ha chiesto inoltre al ministero dell'economia di non concedere più i permessi per operare in queste condizioni, perché "i pozzi illegali diventano tombe tollerate".
Numeri di solidarietà
• Battere l'Aids non è un sogno. Si è svolta a Roma la VII Conferenza internazionale del programma "Dream", un'iniziativa della Comunità di Sant'Egidio per sconfiggere l'Aids in Africa. La Cei ha sostenuto fin dall'inizio il programma perché "l'Europa non può affrontare il futuro concentrata solo sui suoi problemi, non può pensare il suo futuro senza Africa". "Dream" ha salvato la vita a più di 150 mila donne, uomini e bambini, raggiungendo un milione di persone con varie attività in dieci nazioni. Un segno particolare della vittoria sul male sono i 14mila bambini nati sani da madri sieropositive. L'obiettivo ora è garantire a tutti l'accesso alle cure.
• Aiuti Cei in 20 anni. Dal 1990 al 2011 la Conferenza episcopale italiana ha finanziato più di undicimila progetti (per un totale di 1.250 milioni di euro), un terzo dei quali in Africa. La maggior parte degli interventi caritativi è stato impiegato in progetti di formazione; seguono i progetti in ambito sanitario. Si può fare di più e meglio, vista anche la copiosa raccolta annuale derivante dall'otto per mille, che nel 2010 ha fruttato 1 miliardo e 67 milioni di euro?
• Giappone: preghiera comune. Dopo i terribili eventi naturali, nel Paese si assiste a un forte risveglio religioso e cresce il ritorno alla preghiera. La gente si ferma nei santuari buddhisti e scintoisti e anche nelle chiese arrivano persone che non sono cristiane. Fraternità e solidarietà si fanno largo; aumentano cooperazione e collaborazione fra credenti di diverse religioni, nella coscienza di contribuire al bene della società.
Cristiani e buddhisti il 28 aprile hanno condiviso la ricorrenza dei "49 giorni". Secondo le tradizioni buddhiste, infatti, nel "49° giorno dopo la morte" lo spirito lascia il corpo del defunto. Molti uffici e parchi pubblici sono rimasti chiusi, nessuno si è recato nei ristoranti o a fare shopping.
Una storia speciale
• Don Badiali, il crocifisso al collo. Daniele Badiali nasce a Faenza nel 1962 in una famiglia di agricoltori. È un bambino tranquillo a cui piace studiare e leggere. Impara a suonare la chitarra, mentre frequenta la parrocchia di Ronco. Nell'estate 1977 conosce l'organizzazione ‘Mato Grosso', opera del salesiano p. Ugo De Censi. Anche Daniele parte per il Brasile e al ritorno lui e i suoi amici decidono di continuare l'opera di solidarietà. Nel 1984 decide di andare in Perù per verificare la sua vocazione. Si butta subito nel lavoro e conosce i poveri attraverso le tante persone che gli chiedono aiuto.
Nel 1986 torna in Italia ed entra nel seminario di Bologna. Nel 1991 è ordinato sacerdote a Faenza da mons. Bertozzi. Parte per il Perù come "fidei donum" nella diocesi di Huari. La parrocchia sulla Cordillera Blanca è molto vasta, la situazione religiosa è disastrosa, ma Daniele si rimbocca le maniche e nel 1992 prepara 400 bambini alla prima comunione. Insegna la devozione, la carità, si prende a cuore bisogni e sofferenze della gente. Nel 1996 accoglie in casa Eloy, un bambino con difficoltà fisiche. Da qui, nasce il progetto della casa Danielitos, che serve per ospitare bambini disabili. Il 16 marzo 1996 la sua jeep con sei persone a bordo viene bloccata da un commando che vuole uno straniero in ostaggio.
Daniele si offre. Il suo corpo è ritrovato due giorni dopo ad Acorma, in una scarpata. È stato ucciso con il crocifisso al collo.








