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Missione e famiglia: Vivere la vita d’ogni giorno

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di: Mario ed Egle Sberna.

Nelle nostre chiese spesso cantiamo: "Vivere la vita con le gioie e coi dolori d'ogni giorno, è questo che Dio vuole da te". Porta più gioia avere l'ultimo modello di cellulare o il sorriso di un bambino? E porta più dolore non avere l'ultimo televisore o conoscere la sofferenza di chi vive senza casa né lavoro né cibo? A quali valori facciamo riferimento nella vita quotidiana? A quelli dell'umanità, o a quelli della pubblicità?

Avevo sedici anni quando sono state messe in vendita le creme per uomini. Prima di allora i maschietti non avevano idea che la loro pelle invecchiasse già dall'adolescenza. Abbiamo scoperto di essere più brutti, maculati e inadeguati. Così la mia generazione ha cominciato a spendere in creme, per essere più felice.

Ci avevano inventato l'infelicità, e per tornare a essere felici ci avevano dato anche la soluzione: "consuma!".

Nessuno ci aveva detto che per consumare di più, milioni di esseri umani sarebbero stati sfruttati e scacciati dalle loro terre; che gli ecosistemi sarebbero stati avvelenati; che tanta gente sarebbe morta distrutta da una vita di dura fatica. Nessuno ci aveva detto che la morte di 40 milioni di esseri umani, ogni anno per fame, era il giusto prezzo da pagare per tutta questa nostra "felicità".

Qualcuno però - penso alle riviste missionarie e ai libri scritti da missionari! - ha rotto la cortina di silenzio sull'infelicità altrui da noi provocata e ci ha avvertito (con le parole di Paolo): "non conformatevi alla mentalità di questo mondo!". Così tanti uomini e donne di buona volontà si sono resi concretamente disponibili a cambiare, affinché tutti avessero vita in abbondanza.

Quando il sommo criterio della vita è il denaro o il benessere materiale - cioè il benavere -, quando il profitto viene preso come una legge assoluta dello sviluppo, quando il prestigio personale è valore irrinunciabile della politica..., allora il cristiano non può che contestare e protestare, pur sapendo che ciò genera derisione, persecuzione e sconfitta. Su questo non v'è dubbio.

Perché questa nostra società, che colloca i suoi orizzonti nel prestigio e nel potere, ritiene inutile tutto ciò che supera questi orizzonti: inutile e dannoso è soffrire per gli altri; inutile e folle è la mortificazione; inutile e stupida è la preghiera. Ma la derisione non esonera il cristiano dall'impegnarsi a trasformare il mondo. Non lo esonera perché lo sviluppo della libertà e dignità di tutti gli uomini, l'affermazione della giustizia e della pace, la ricerca di fraternità mondiale e la solidarietà con i poveri, sono fatti che hanno a che fare con Dio: "lo avrete fatto a me!".

Alcuni percorsi sono già stati tracciati da migliaia di persone che attuano forme nuove di resistenza e di cambiamento: il commercio equo solidale, la finanza etica e la banca del tempo, il turismo responsabile e il consumo critico, i bilanci famigliari di giustizia e il riciclaggio dei beni, le obiezioni fiscali e il boicottaggio... sono tutte azioni concrete che trasformano il nostro vivere quotidiano e ci permettono di imboccare la strada della sobrietà, che è già giustizia.

Si tratta di restituire la canna da pesca e il lago ai legittimi proprietari; e non più di dare il pesce o di insegnare a pescare (come si diceva una volta). In tal modo, il nostro futuro dovrà essere necessariamente contraddistinto dalla sobrietà. Tante famiglie si stanno già avviando lungo questa strada, dimostrando quella coerenza che è una prima forma di desistenza.

La sobrietà non è un processo di ascesi personale.

Non cambiare il cellulare ogni mese, riutilizzare gli abiti di parenti e amici, stare in famiglia nel giorno del Signore invece di affollare i centri commerciali, bere acqua del rubinetto, utilizzare lampade a risparmio energetico, andare a piedi o in bicicletta il più possibile, destinare una parte del bilancio famigliare alla solidarietà: tutto questo ha a che fare con un'azione politica, economica e, più che mai, culturale.

Rifiutare i luccichii di questo mondo, saper dare ragione di questo rifiuto, offrire il prezzo di questo rifiuto ai poveri e ai sofferenti: tutto ciò, oggi, "è quello che Dio vuole da te".



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