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La vita del missionario richiede spesso degli spostamenti, anche perché il suo domicilio è il mondo. Dopo la prima esperienza di quindici anni in Amazzonia, sono rientrato in Italia per un servizio nelle case saveriane di Udine e Desio (dal 1996 fino al '99).

Ma già tra il 1958 e il 1961 avevo trascorso tre anni della mia gioventù come studente liceale nella famosa "Villa Tittoni". Quanti ricordi belli, quante avventure, e soprattutto quanto freddo patito in quelle sale, riscaldate con vecchie stufe a segatura.

Avvicinandomi ai settant'anni, dopo un ventennio in Italia, ho desiderato azzardare una nuova esperienza missionaria in Amazzonia, pur sapendo che avrei incontrato varie difficoltà. Alla fine del primo anno, mi è capitato a sorpresa un colpo al cuore e ho dovuto sottopormi a un intervento chirurgico per quattro by-pass.

D'accordo con il superiore, ho dovuto programmare il rientro in Italia, a Parma, per un anno di convalescenza. Mi ha fatto bene rivedere volti di confratelli che da tanti anni non vedevo e conoscerne di nuovi. Qualcuno, scherzosamente, mi ha chiesto se venivo dal Biafra... Non vi nascondo che ho vissuto momenti in cui sentivo forte un senso di fallimento per questo rientro anticipato.

Quando il superiore mi ha proposto di inserirmi nella comunità di Desio, ho accettato volentieri. Accompagnato da p. Carmelo Boesso, sono arrivato qui il 13 giugno scorso. È la mia terza volta a Desio. Come si dice, ho già buttato il naso fuori di casa per confessare e celebrare Messa nei dintorni. Soprattutto sto apprezzando la presenza delle persone che frequentano la nostra casa, in particolare il meraviglioso gruppo dei volontari (donne e uomini) quasi da sembrare nostri famigliari.



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