Missionari: avventurieri o apostoli?
Una domanda ancora attuale
Durante uno dei miei rientri in Italia per il periodo di riposo-aggiornamento, parlando con un gruppo di giovani del mio paese, con discreto entusiasmo della missione come mi capita tante volte, una giovane mi chiese: " Padre, perché ti sei fatto missionario?". Preso così all'improvviso, risposi: "Credo ci siano varie ragioni, ma una è senz'altro perché sono un pò matto!".
E quella subito di rimando: "Ma padre, questo l'avevamo già capito!". Sessant'anni fa, venne al mio paese un missionario a parlarci delle missioni, e ci fece vedere anche una delle prime pellicole missionarie. Alla fine, lanciò la fatidica frase: "Chi di voi vuole farsi missionario?".
Tanti di noi alzarono la mano; ma solo il sottoscritto diventò missionario. Quando, per prepararmi il corredo, la mamma chiese ad un'amica che l'aiutasse, quella chiese: "Come mai fai questo? Ma non sarai mica matta? Lasciar partire un figlio così, per quei paesi selvaggi, in mezzo a tanti pericoli? Io preferirei che mio figlio piuttosto morisse". Sarà stata pazza mia madre perché mi lasciò partire per le missioni? Forse sì, ma con tanta e grande fede!
Proprio a Venezia capitò la prima distrazione ... a lieto fine. Eravamo partiti per Vicenza, per iniziare il cammino di studio e preparazione per la missione. Scesi dal treno a Venezia, il missionario, il cappellano ed il sottoscritto studentello delle medie, lasciammo la valigia e via a visitare la città. Dopo qualche ora di visita, ci chiediamo: la valigia di fibra dov'è? Così andiamo di corsa alla stazione ferroviaria, con grande apprensione.
Arrivati alla stazione, quale fu la nostra meraviglia nel vedere che la valigia rossa era ancora nello stesso posto dove l'avevamo lasciata, una volta scesi dal treno. La tanta cura della mamma per averla preparata deve aver contribuito a che non venisse rubata!
Una delle prime stramberie, una volta arrivato in missione. La gente in Bangladesh usava - e credo usi tuttora - una piccola scopa, senza manico (ricavata dalla foglia-ramo della palma di noce di cocco) per pulire la casa-capanna ed altri ambienti. Così usava fare l'uomo della nostra residenza, che, oltre a tenere in ordine, faceva da sacrestano, andava al mercato, ecc.
Un mio confratello, credendo che l'uomo facesse molta fatica a pulire gli ambienti con quella scopetta senza manico, mi disse: "Sulle rive del laghetto c'è della bella erba. Con quella si dovrebbe fare una bella scopa, con il suo manico lungo e così il nostro uomo non dovrebbe faticare tanto per pulire la casa". Gli risposi: "Fà pure, ma penso sia fatica sprecata".
Il padre lavorò mezza giornata per tagliare l'erba, legarla bene e trovare il manico che fosse meno pesante possibile. Il giorno dopo, all'ora delle pulizie, diede all'uomo la scopa, entusiasta della sua invenzione. Quello prese in mano la scopa dal lungo manico, ma dopo poco tempo la buttò da una parte: per lui era troppo pesante; ripresa la sua scopetta, si mise al lavoro come al solito dicendo: "Padre, questa scopa pesa meno, e poi con questa è così facile spazzare accovacciati sul pavimento come usiamo fare noi".
Una volta mi capitò di pernottare a Karachi. Per la cena, nell'albergo presso l'aeroporto, c'era l'obbligo di portare la cravatta ed io non l'avevo con me. Una volta seduto ad un tavolo, il cameriere chiese consiglio al maggiordomo. Così, dopo un pò, mi portarono una cravatta e mi dissero che la mettessi in qualche modo intorno al collo.
Immaginate cosa avrà pensato la gente che sedeva presso i tavoli vicini al mio, che si trattasse di qualche "matto", arrivato da chissà quale paese esotico in questo mondo! Un missionario, per far risparmiare i soldini per il passaggio del fiume ai bambini della scuola, aveva lavorato un bel pò per fare una specie di zattera, che doveva galleggiare e non solo, ma portare un bel pò di scolari. Alcune latte di petrolio vuote e ben sigillate, più alcuni paranchi collegati ad un meccanismo azionato da pedali di bicicletta con ruote a pale ed il relativo timone completavano la nuova imbarcazione.
Finito il lavoro, ebbe la felice idea di usarla prima lui per attraversare il fiume (del resto, non molto largo). In seguito non si seppe più nulla della nuova invenzione. Interrogato, il padre dava delle risposte evasive. Più tardi si seppe la verità: avventurandosi con quel "coso" galleggiante, fatti pochi metri, il natante cominciò a girare su se stesso e stava per capovolgersi.
Il padre si era trovato proprio in brutte acque! Per fortuna sua alcuni pescatori che si trovavano vicino gli vennero in aiuto e lo portarono in salvo. Il padre non era molto pratico di nuoto. Con il concetto moderno acquisito dalla Chiesa universale e dalle Chiese locali responsabili dell'opera evangelizzatrice della Chiesa stessa, il missionario non è più quel pioniere, quell'essere diverso, un pò "pazzo", che partiva verso l'ignoto, tornava - se poi tornava - dopo tantissimi anni.
Oggi i metodi sono molto diversi; ma lo scopo è ancora quello: fare del mondo una sola famiglia.








