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Militari italiani a Timor: "Abbiamo portato la speranza"

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Nel settembre dello scorso anno 600 soldati italiani (paracadutisti, uomini dell'aeronautica e i marinai della nave S.Giusto) sono partiti per Timor Est, dove hanno trovato 21 contingenti di militari venuti da altri Paesi: undicimila uomini chiamati a ristabilire la pace in quell'isola tormentata.

Un'operazione durata sei mesi; nel luogo più lontano dalla Madre-patria dal dopoguerra ad oggi, vissuta in condizioni climatiche estremamente difficili.

Lontananza e clima sono stati, infatti, i problemi più difficili da affrontare per il contingente italiano.

Racconta un tenente: "Riuscivamo con difficoltà a metterci in contatto con la famiglia. E i nostri cari apparivano particolarmente preoccupati, perché anche i media non davano notizie di noi da tempo. Normale, la lontananza ci ha messo fuori dai circuiti dell'informazione. Ma non eravamo certo andati l perché l'opinione pubblica parlasse di noi".

indonesia Domenico Burrasca ricorda invece con commozione quando, per la festa dell'Immacolata, il vescovo di Dili Carlos Belo amministrò il sacramento della Cresima a molti timoresi e a numerosi militari del contingente italiano: "Questa operazione - commenta - ha avvicinato molti di noi alla Chiesa. Sono contento che anche grazie al nostro contributo a Timor sia tornata la pace. Mi piace ricordare soprattutto la collaborazione con la gente del posto, di cui ho imparato anche un po' la lingua".

Ma cosa rimasto a Timor Est?

"La prima notte che arrivai a Timor non c'era luce, né una persona per le strade. Adesso le città hanno ripreso le attività commerciali, la gente si intrattiene a parlare ai bordi delle strade fino a tarda sera.

Anche se parlare di "normalità" forse eccessivo, tenuto conto delle condizioni strutturali in cui si trova l'isola".



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