Noi suore in Burundi per raccogliere il tè
Domenica 3 ottobre Papa Wojtyla ha proclamato beato il prete bresciano Arcangelo Tadini, che nel 1900, a Botticino, fondò le Suore Operaie. Facciamo la loro conoscenza attraverso alcune testimonianze che esse ci inviano dall'Africa.
"Avremmo pensato a te per l'Africa". Quel giorno la madre generale delle suore Operaie aveva chiamato suor Flavia nel suo ufficio per darle la notizia. Era il 1991 e Flavia non poteva crederci. Appena fatta la professione, nel lontano '64, aveva subito chiesto di partire per le missioni. Allora le suore Operaie erano quasi pronte ad aprire la loro prima missione in Africa. Flaviana però, fu destinata a una missione diversa. "Dopo quattro anni in Svizzera con gli emigrati, ne ho trascorsi 17 come operaia nell'industria".
Le suore del Tadini sono infatti chiamate alla cura spirituale degli operai, tramite la condivisione del lavoro. Il fondatore fu ispirato dall'enciclica Rerum Novarum di Leone XIII, che sancì il nuovo interesse per la condizione dei lavoratori. "Fu un'esperienza unica - ricorda Flavia – lavorare con gli altri imitando Gesù operaio a Nazareth". Con la sua grande carica di simpatia la suora racconta gli anni passati in due fabbriche metalmeccaniche, prima a Padova, poi a Brescia.
Erano gli anni '70, anni di scioperi e contestazione operaia. "L'inizio fu duro, dovetti di nuovo abituarmi all'abito civile. La direttrice del personale mi aveva consigliato di non dire di essere una religiosa". Poi la catena di montaggio diventa "luogo di arricchimento reciproco, dove è possibile fare l'esperienza della scoperta di Dio nella fatica quotidiana" mettendo in pratica l'idea del fondatore: "Entrare negli stabilimenti industriali non per dirigere o sorvegliare, ma per lavorare con gli operai, facendosi anch'esse operaie".
Nel 1996 due suore Operaie venivano inviate in Africa. "Si trattò di un dono della diocesi di Brescia a Paolo VI, tre congregazioni religiose per il Burundi: Dorotee, Mariste e noi Operaie - spiega suor Vittoria che quel giorno di agosto, accompagnata da mons. Luciani (il futuro papa Giovanni Paolo I) e mons. Monstabilini (vescovo di Brescia), arrivava nel piccolo paese centraficano.
Quando sono arrivata c'era ancora il re, poi ho vissuto tutte le vicissitudini di questo popolo". Da allora Vittoria è sempre vissuta nel Paese. Le Operaie iniziarono a Nyamurenza, nel nord del Paese, in un dispensario. Più tardi aprirono una seconda missione a Rwegura, sempre nel nord. Qui ancora oggi lavorano nei campi del tè con i burundesi.
"All'inizio la gente era stupita che lavorassimo con loro", ricorda Vittoria. In Burundi, infatti, la Chiesa è vista ancora come uno status sociale, che spesso crea separazione dal resto del popolo. Da qui l'importanza dell'insegnamento delle suore Operaie: "Condividere la fatica con i fratelli, per insegnare loro il valore e la dignità del lavoro e la redenzione attraverso di esso", spiega Vittoria.
"Sono partita nel febbraio del '91 - ricorda ancora Flaviana che oggi vive nella casa di formazione vocazionale a Gitega, nel centro del Burundi –e mi sono subito trovata a mio agio, grazie alla mia esperienza con gli operai". Attivissima segue le opere della Congregazione senza risparmiarsi. A Gitega, oltre alla casa per le vocazioni, le Operaie hanno un centro di formazione professionale, una casa per i malnutriti, curano l'alfabetizzazione di tremila bambini e organizzano incontri di formazione con i lavoratori.
"Li stiamo preparando al Giubileo del 2000". La formazione dei giovani occupa un posto importante nelle tre missioni delle Operaie in Burundi. "Non è solo insegnare loro un mestiere, ma la dignità della persona, che si realizza nel proprio lavoro, anche spiritualmente".








