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Intervista a mons. Diarmuid Martin

Mons. Diarmuid Martin, segretario del Pontificio consiglio di Giustizia e pace, intravede un ruolo significativo della Chiesa locale di Timor Est nella ricostruzione del territorio. Lo abbiamo intervistato.

Quali sono le sue preoccupazioni attuali per Timor Est?

La tragedia della distruzione un aspetto, ma la ricostruzione che ne deve seguire un altro aspetto importante di sfida. La gente rimasta traumatizzata. Ha paura del futuro. La ricostruzione, da parte loro, non un compito facile. E' importante che al centro di tutte le preoccupazioni ci sia la persona, assicurarsi che la forza internazionale di pace possa iniziare a lavorare, così che gli aiuti umanitari raggiungano la gente.

scuola timor Ho sentito, in un'intervista il vescovo di Dili, Carlos Filipe Ximenes Belo, dire che la cosa più importante per la gente guardare al futuro. Penso che stia guardando nel modo giusto la realtà. Bisogna fare molto per ricostruire il Paese. La gente di Timor Est deve ricostruire la società, non solo le case, ricostruire l'industria umana del Paese, rispettando la decisione presa dalla gente, assicurandosi che l'indipendenza dall'Indonesia possa renderli una nazione forte.

Qual' il ruolo della Chiesa Locale?

La Chiesa Locale di Timor Est ha condiviso la sofferenza della gente. Può fare ancora molto nel ridare speranza e dignità alle persone, e ripristinare la fiducia di poter guardare avanti e ricostruire la società a partire dai propri valori e tradizioni. La gente che ha sperimentato tanta violenza ovviamente traumatizzata ed ha paura. Ora il problema di ridar loro fiducia va anche inteso nella direzione della riconciliazione. Non dico, con questo, che i colpevoli debbano restare impuniti. Piuttosto, nel senso di essere capaci di unificare la gente, che in passato ha sofferto molto, a lavorare insieme per il bene di tutti.

E riguardo agli aiuti internazionali?

Spero che i Paesi che hanno sostenuto la spinta verso l'indipendenza vogliano ora donare i mezzi economici necessari per far sì che il Paese possa diventare una comunità prospera e funzionale. Spero che anche l'Indonesia si sviluppi verso una maggiore democrazia. Lo si può vedere in ciò che chiedono gli studenti e la gente comune. Sono ottimista che ci possa realmente rendere l'Indonesia una forte nazione nel mondo con la riscoperta della diversità. Non c'è pace senza giustizia e non c'è giustizia senza pace. Dobbiamo creare una cultura di giustizia, non solo per Timor Est, ma per molte nazioni del mondo.

Quando parliamo del futuro, anche per ciò che concerne l'economia, si ha sempre a che fare con la giustizia.



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