Messaggio dalle chiese: Non lasceremo la Siria!
Fra Romualdo Fernandez, ofm, è direttore del Centro ecumenico di Tabbale e rettore del Santuario dedicato alla Conversione di San Paolo, a Damasco.
Le ambasciate dei Paesi occidentali chiudono, noi francescani restiamo, per stare accanto alla gente. Siamo qui da otto secoli, non lasceremo le nostre missioni, vogliamo continuare l'opera di amore e servizio a tutto il popolo siriano. A un anno dall'inizio della rivolta, le Nazioni Unite hanno annunciato che le vittime sono ottomila, mentre ong come "Human Rights Watch" lanciano l'allarme per le mine antiuomo disseminate sulle strade verso il Libano.
La gente ha paura. Vediamo che aumentano le famiglie, anche cristiane, che lasciano la Siria per il timore di un futuro incerto e cupo. Anche il costo della vita è salito e per molti la quotidianità diventa insostenibile. Bisognerebbe investire di più e fare uno sforzo maggiore per promuovere il dialogo fra governo e opposizione. La comunità internazionale e i mass-media dovrebbero spingere di più per il dialogo.
Auspichiamo un incontro positivo, costruttivo, non violento per una apertura democratica e per riportare la pace. La gente teme anche il risultato politico dopo le sommosse. La situazione è molto complessa: c'è la questione del confronto fra le diverse componenti della popolazione siriana e, d'altro canto, ci sono le pressioni degli stati vicini, in Medio Oriente. Noi cristiani, guardando l'odierna situazione dell'Iraq, speriamo che la popolazione siriana non soffra come quella irachena, martirizzata anche dopo la guerra.
Quello che i cristiani temono è un vuoto di potere, che lasci spazio alle mafie, all'ingiustizia, agli estremismi.
Noi comunque continueremo a pregare e a stare accanto alla popolazione.








