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Messaggio dalle chiese: La Turchia è anche cristiana

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Da un'intervista del 2008 di mons. Padovese, vescovo dell'Anatolia in Turchia, ucciso il 3 giugno 2010.

Il ruolo dei cristiani in Turchia è quello di congiungersi al passato e dare testimonianza in un mondo islamico. Mostrare, quindi, che la Turchia non è un Paese solo musulmano, ma c'è anche una presenza cristiana. Siamo una minoranza che dev'essere riconosciuta e rispettata. Se anche ci fosse un solo cristiano, bisognerebbe essere presenti. I cattolici sono pochi, ma ci sono cristiani di diverse confessioni che si radunano nelle piccole chiese che ancora esistono.

Il nostro è un ecumenismo dal basso: ci ritroviamo là dove ci sono luoghi di culto. Questo ci permette di affermare la nostra identità. Tra la gente c'è voglia di sapere, perché si conosce poco del cristianesimo in Turchia. Uno dei servizi che offriamo è tenere aperte le chiese al pomeriggio per dare possibilità a chi lo vuole di vedere e parlare.

L'islam in Turchia è molto articolato. I rapporti con le autorità religiose islamiche sono improntati alla cortesia. Anch'io ho buoni rapporti con i muftì. Ci sono attività che mi auguro continueranno, ma sono una goccia nel mare. Una parte dell'islam ricerca dialogo e armonia: chi fa rumore non costituisce la maggioranza della popolazione, non dobbiamo farci impressionare.

Le diversità ci sono e non vanno taciute perché non aiuterebbero il dialogo. Il fatto di ascoltarsi è molto positivo, anche se difficilmente s'arriverà a un dialogo teologico perché le posizioni sono troppo differenti. Però, c'è il dialogo della vita, della condivisione e delle esperienze religiose.

In Turchia, la chiesa cattolica formalmente non esiste, non ha alcun tipo di riconoscimento giuridico. Libertà di religione e di coscienza qui stentano. Tra le autorità politiche c'è volontà, ma i passi sono piccoli.



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