Messaggio dalle chiese: Educare alla tolleranza
Parla il vescovo ausiliare del Patriarcato dei copti di Alessandria, Botros Fahim Awad Hanna (3 gennaio 2011).
Dopo il grave attentato alla chiesa dei Santi di Alessandria, nel giorno di capodanno, solo in pochi fedeli è prevalso il sentimento di disperazione. Per la grande maggioranza, invece, pur di fronte all'orrore dell'attentato la reazione è stata moderata, perché la fede mette al primo posto la pietà per le vittime e il perdono per chi ha sbagliato.
L'attentato di Alessandria è solo uno degli episodi, finora il più grave, della crescente tensione nei rapporti tra cristiani e musulmani creata ad arte da chi vuole destabilizzare l'armonia sociale.
Ora si punta il dito contro Al Quaeda, ma il terrorismo nasce in settori della società musulmana dove altre organizzazioni incoraggiano l'intolleranza.
Sono ormai oltre quarant'anni che nel Paese è in atto una strisciante islamizzazione che pervade tutti i settori della società. In alcune scuole sono accolti dei testi che educano i giovani a coltivare una visione fondamentalista e intollerante della fede. Si dovrebbe iniziare dalle elementari a insegnare la tolleranza ai bambini. Attualmente, non vi è da parte degli insegnanti alcuna sollecitazione verso il concetto dell'unità nel rispetto delle differenze di ogni persona.
Anche i mezzi di comunicazione sono fondamentali. Essi sono il principale strumento per veicolare in tutto il Paese il messaggio di tolleranza tra le diverse comunità. Il messaggio sarà efficace se si basa su trasparenza e verità. L'onestà dell'informazione è un aspetto non ancora considerato dai media nazionali. In Egitto esistono gravi squilibri tra una grande maggioranza di poveri e una ristretta elite di persone che appartengono alla classe media e alta. Spesso la violenza deriva dall'emarginazione dei giovani dal mondo del lavoro.








