Meno armi, più ospedali
Oltre un milione e mezzo di decessi nel mondo, di cui 60mila in Italia. Più di 65 milioni di persone contagiate tra cui migliaia di medici che si ammalano e muoiono. È la pandemia da Covid-19 che, a partire dal gennaio dell’anno scorso, si è diffusa nel mondo. Dalla Cina agli Stati Uniti, dal Brasile all’Europa, dalle poverissime bidonville di Manila e Calcutta alle ricche e affollate piazze di Rotterdam e Oslo, l’epidemia non ha risparmiato nessuno, nemmeno in Italia. Ognuno di noi ha un parente, un amico, un conoscente che si è ammalato e molti sono morti. Anche tra i nostri confratelli saveriani.
La pandemia ha rivelato le nostre fragilità, a cominciare dai sistemi sanitari: ospedali al collasso, ammalati lasciati per ore ad agonizzare nelle corsie, medici e pazienti senza adeguate protezioni, anziani strappati alle famiglie e portati a morire in “case di cura” impossibilitate a… curarli.
Mentre per mesi il mondo intero cercava mascherine e respiratori polmonari, gli Stati continuavano a spendere per apparati e sistemi militari: nel 2019 sono stati investiti nel mondo più di 1.917 miliardi di dollari, una cifra mai così alta dalla fine della “guerra fredda”.
Ancora una volta è stato papa Francesco a smascherare l’ipocrisia di chi pensa di difendersi e difenderci aumentando le spese militari e tagliando le spese per la sanità e le cure. “Non è questo il tempo in cui continuare a fabbricare e trafficare armi, spendendo ingenti capitali che dovrebbero essere usati per curare le persone e salvare vite”, ha detto papa Francesco nel suo messaggio pasquale davanti a piazza San Pietro vuota per la pandemia.
Papa Francesco (vedi editoriale a pagina 2) ha fatto un preciso appello ai governanti del mondo. “Una decisione coraggiosa - scrive lui stesso nell’enciclica “Fratelli tutti” - sarebbe costituire con i soldi che s’impiegano nelle armi e in altre spese militari un Fondo mondiale per poter eliminare definitivamente la fame e contribuire allo sviluppo dei Paesi più poveri. In tal modo si eviterebbero molte guerre e l’emigrazione di tanti nostri fratelli e delle loro famiglie che si vedono costretti ad abbandonare la propria casa e il proprio paese per cercare una vita più dignitosa” (Fratelli tutti 189 e 262).
Un appello finora inascoltato. Anche dall’Italia, che lo scorso dicembre ha deciso di destinare oltre 24,5 miliardi di euro in spese militari. Ben sei miliardi sono destinati ad acquistare nuovi armamenti tra cui cacciabombardieri, portaerei, sommergibili, missili, navi e blindati per la guerra. Tutto questo mentre, in diverse regioni, i posti letto per terapia intensiva sono insufficienti e manca personale medico.







