Lo Strumento: Un messaggio di speranza
Dal 17 al 20 marzo il popolo camerunese ha vissuto momenti molto intensi e giornate cariche di grandi emozioni. La visita di Benedetto XVI è stata una vera "grazia" per la chiesa del Camerun.
Tutte le conferenze episcopali d'Africa e Madagascar erano presenti a Yaoundé per ricevere dal successore di Pietro l'instrumentum laboris per il secondo sinodo dei vescovi per l'Africa che si terrà in ottobre a Roma. Il Camerun diventa in tal modo una "terra sinodale", per usare le parole del presidente Paul Biya nel suo discorso di benvenuto al Papa. Anche Giovanni Paolo II aveva promulgato l'Esortazione post-sinodale "Ecclesia in Africa" proprio a Yaoundé nel 1995.
Un continente molto attivo
Durante il suo soggiorno in Camerun, Benedetto XVI ha consegnato un messaggio ricco di insegnamenti. Il Papa ha manifestato la sua gratitudine verso il continente nero che ha contribuito attivamente allo sviluppo del cristianesimo. I nomi di san Cipriano, sant'Agostino, sant'Atanasio, Origene, Tertulliano, santa Monica sono emblemi del cristianesimo antico.
Anche oggi, i figli e le figlie dell'Africa danno il proprio contributo alla missione della chiesa in tutti gli angoli del mondo. È importante affermarlo, perché la chiesa d'Africa non sia più considerata come una chiesa che "ha ricevuto tutto" e "non ha dato niente"!
Nel suo discorso all'arrivo all'aeroporto di Yaoundé, il Papa ha subito annunciato il senso della sua visita: «Vengo in mezzo a voi come un pastore. Vengo a confermare i miei fratelli nella fede. Vengo per consegnare di persona ai vescovi lo "strumento di lavoro"». E Benedetto XVI ha confermato senza indugio i suoi fratelli e sorelle nella fede.
Una parola ricorrente: speranza
L'attenzione dei 60mila fedeli presenti nel grande stadio di Yaoundé per la Messa del 19 marzo è la prova che il popolo aspettava dal suo pastore una parola sicura e confortante. Questa parola è la "speranza". Un vocabolo che ricorre spesso nei vari discorsi del successore di Pietro in Africa.
Il Papa ha definito il cristiano come "colui che spera contro ogni speranza" e ha invitato i cristiani africani a diventare portatori di questa speranza insieme a Cristo. Parlando della prossima assemblea speciale dei vescovi per l'Africa, il pontefice ha precisato che il sinodo avrà come obiettivo principale quello di donare un nuovo slancio alla missione della chiesa: portare la speranza nel cuore dei popoli dell'Africa e del mondo intero.
Servitori fedeli e avveduti
Parlando ai vescovi del Camerun, Benedetto XVI li ha invitati a essere i difensori dei più poveri, a suscitare e incoraggiare l'esercizio della carità. "In questo modo i fedeli comprendono che la chiesa è una famiglia di Dio riunita nell'amore fraterno, che esclude ogni etnocentrismo".
L'invito del Papa ai vescovi vale anche per tutti gli altri pastori del popolo di Dio che vive in Africa, perché più che mai gli africani si aspettano che i loro vescovi parlino soprattutto là dove le autorità politiche hanno la tendenza a imbavagliare la gente.
Durante la preghiera dei Vespri, Benedetto XVI ha ribadito ai presenti che essere servitori di Dio non vuol dire essere servitori mediocri, ma servitori "fedeli e avveduti". Con queste parole, il Papa ha voluto ricordare loro le esigenze evangeliche legate allo stato di vita che hanno scelto.
Nel momento in cui il numero di preti e religiosi africani continua ad aumentare, è una cosa buona cogliere l'insistenza del Papa sul carattere profetico che la vita sacerdotale e religiosa deve avere in Africa. I cristiani africani hanno il diritto di dire ai loro fratelli e sorelle che consacrano la propria vita al Signore: "Noi vogliamo vedere il Signore" (cf Gv 12,2).
Arrivato per confermare i fratelli e le sorelle africani nella fede, dopo essere stato accolto con gioia ed entusiasmo dagli africani, Benedetto XVI è tornato a Roma... confermato. Sono convinto che questo suo breve viaggio abbia permesso al Papa di farsi un'altra idea della chiesa in Africa:
una chiesa che vive, che annuncia la speranza e dove i cristiani celebrano senza riserve la loro appartenenza a Cristo e alla sua chiesa.







