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Mercoledì 7 maggio a Villaverla si è concluso un anno di festa e di celebrazioni per la beatificazione dei martiri saveriani: fratel Vittorio Faccin, p. Luigi Carrara, p. Giovanni Didonè e l’Abbè Albert Joubert.

Dal 5 giugno 2024, noi, comunità di Villaverla - paese di origine di fratel Faccin - abbiamo fatto un cammino insieme con le comunità di Bergamo, Cusinati di Rosà (PD) e Uvira in Congo, da cui provenivano p. Carrara, p. Didonè e l’Abbè Joubert. Il cammino condiviso ci ha portati a riconoscere questi quattro martiri, non come figure singole, ma come fratelli, testimoni fino all’estremo della fede in Cristo, uniti nello stesso martirio dal vincolo di amore che lega insieme tutti i credenti tra loro e con tutta l’umanità. 

A distanza di 60 anni dal loro martirio avvenuto per tutti e quattro il giorno 28 novembre 1964 in Congo, Vittorio, Luigi, Giovanni ed Albert sono stati proclamati beati da papa Francesco e, da allora, abbiamo imparato a riconoscerli e a pregarli quali Martiri della Fraternità. Come suggellare questo riconoscimento? La comunità di Villaverla ha fatto realizzare un’icona, affidandone l’esecuzione a Cristina Baraldo, di Costabissara, che con grande maestria e passione si dedica da anni all’iconografia cristiana. Il suo è un approccio artistico e teologico insieme; nei suoi lavori sa trasmettere tutta l’esperienza spirituale e umana degli eventi e delle figure rappresentate.

Nella serata di presentazione dell’icona alla comunità, l’artista stessa ha illustrato le motivazioni delle scelte iconografiche operate, per raccontare al meglio un vissuto come quello del martirio a motivo di Cristo e del Vangelo e, insieme, il sogno di vivere una fraternità universale che questi fratelli portavano dentro di sé.
A partire dall’incontro e confronto con i familiari, dalla lettura delle biografie e degli scritti, Cristina Baraldo ha realizzato un’icona che ci parla delle vite di questi quattro amici, diventati martiri della Chiesa, “Martiri della Fraternità”.  

L’icona si trova esposta nella chiesa di San Domenico a Villaverla, sotto il busto di fratel Vittorio Faccin, realizzato nel 2014 nel 50° anniversario del martirio. Il busto e l’icona sono entrambi sulla colonna del presbiterio, dove si celebra la Santa Messa, il memoriale vivo: “L’unico posto possibile - dice il parroco don Simone Stocco - ma anche il luogo più adatto a tutti e soprattutto ad altezza di bambino”. 
Accanto all’immagine un quaderno, un piccolo gioiello artistico, consentirà al visitatore di scrivere preghiere, pensieri, versi suscitati dalla contemplazione del mistero d’amore celebrato ad Uvira. Custodire la memoria di Vittorio, Luigi, Giovanni e Albert è un impegno per tutti e questa bellissima icona ci aiuterà a tenerla viva.

SCHEDA ICONA
I volti. Tutti rivolti verso il volto di Cristo e la croce, a significare che essi si sono conformati a Lui, fino ad acquisire la libertà. 
La croce. Simbolo di vita, perché l’amore sa vincere il male e la morte. Le gemme suggeriscono il trionfo della fede cristiana sulla morte e sul peccato.
Il drappo rosso. Raggiunge e avvolge tutti e quattro i martiri, di colore rosso simbolo di amicizia e fraternità, suggellate nel sangue. Sul drappo una decorazione a fiore con sei petali, simbolo della vita generata dalla fratellanza.
Le mani. Vittorio tiene la mano su Luigi, la mano è coperta in segno di sacralità, Albert pone la mano su Giovanni, Luigi e Giovanni si stringono la mano tenendo la croce, creando un circolo umano e divino insieme. Ognuno tiene in mano il ramo di palma, simbolo del martirio.
Veste bianca. Sono tutti “avvolti in vesti candide” (Apocalisse 7.10); ogni veste, però, ha una sfumatura diversa, per significare la personalità di ciascuno. 
Stola verde. I tre sacerdoti hanno la stola del Tempo Ordinario, per ricordare che essi si sono spesi ogni giorno, nella quotidianità vissuta in Cristo per gli altri; fratel Vittorio, invece, tiene in mano la scatola del pronto soccorso, segno del suo prendersi cura di tutti. 
Gli occhi. Lo sguardo di Vittorio e Albert è rivolto a chi guarda, “per risvegliare in noi la coscienza della fraternità e invitarci ora a fare la nostra parte”. 
Il paesaggio. I beati appoggiano i piedi su una catena montuosa e sull’acqua: sono il lago Tanganika e i monti del Congo, dove si trovano anche le missioni di Fizi e Baraka, luoghi del loro martirio.



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