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L'effetto migratorio nel grande arcipelago filippino

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Quando arrivi all’aeroporto di Manila e ti avvii ai varchi per mostrare il passaporto e ottenere il visto di entrata, c’è un cartello che indica gli sportelli per i filippini che rientrano nel loro paese dopo mesi o anni passati all’estero per lavoro: “Balik Bayan”. Baliksignifica ritorno, mentre Bayan significa patria o paese. 

Le Filippine si caratterizzano per il fenomeno delle migrazioni: circa il 10% della popolazione lavora all’estero, ed è presente in ben 193 paesi. Non c’è famiglia che non abbia un familiare o un parente che ha lavorato o lavori fuori dall’arcipelago. Nonostante l’economia continui a crescere, non è in grado di offrire opportunità professionali alla crescente popolazione. Non c’è dubbio che la migrazione di manodopera filippina abbia contribuito ad alleviare la povertà. Le rimesse inviate a casa, consentono l’accesso ad una migliore istruzione, all’assistenza sanitaria e a standard di vita più elevati. Inoltre, le competenze acquisite all'estero possono facilitare un trasferimento di tecnologia. 

In termini economici, il reddito dei migranti aumenta la domanda di beni e servizi, stimolando così l'economia filippina. Sfortunatamente, il reddito è utilizzato principalmente per i consumi piuttosto che per gli investimenti e quindi il governo ha trascurato l’industria nazionale. Mentre la migrazione è aumentata costantemente, l'industria manifatturiera, il settore agricolo e l’industria delle esportazioni sono in declino. Ciò comporta una maggiore disoccupazione. Questo fenomeno di crescita senza lavoro si verifica quando lo sviluppo dell’economia non è accompagnata da un aumento dei posti di lavoro e si genera una grande disparità di reddito. 

Un effetto ampiamente sottovalutato della migrazione in uscita è il fenomeno della fuga di cervelli. I filippini con buona istruzione lasciano il Paese per trovare lavori meglio retribuiti all’estero. La migrazione non influisce solo sull’economia. Il suo costo sociale è altrettanto considerevole. Allontana i migranti dai loro figli, mariti, mogli e familiari. Sebbene le famiglie siano solitamente più ricche finanziariamente, il peso psicologico e sociale sui figli e sulla famiglia può superare i benefici.

È facile immaginare il disagio di figli e genitori costretti ad essere lontani l’uno dagli altri. Ho raccolto storie di papà e mamme che, rientrando a casa dopo anni di lavoro all’estero, hanno trovato i propri figli profondamente arrabbiati con loro. Questi ultimi sono stati costretti a crescere senza la presenza di uno dei genitori. “Dove eri tu quando i miei compagni di classe mi prendevano in giro? Dove eri tu quando avevo bisogno di una persona con cui parlare e di essere incoraggiato?”. Queste sono solo alcune delle domande che ho raccolto tra i giovani. Tanti sono i drammi che si consumano all’interno delle famiglie dove uno dei due genitori è assente. Senza parlare delle infedeltà matrimoniali.

La Chiesa Filippina, da parte sua, dimostra un grande impegno nel supportare coloro che lavorano all’estero e soprattutto nell’accompagnare le famiglie che rimangono. La pastorale dei migranti è una priorità della Chiesa locale. Se da una parte si sottolineano gli effetti negativi di questa massiccia emigrazione all’estero, dall’altra c’è una consapevolezza crescente del ruolo che i filippini stanno avendo nella diffusione della fede in diversi Paesi del mondo. 

Papa Francesco, a San Pietro, in occasione dei 500 anni dall’arrivo del cristianesimo nelle Filippine il 14 marzo 2021, ha ringraziato i migranti filippini per aver portato con gioia la loro fede in altre terre. “Ho detto spesso che qui a Roma, le donne filippine sono contrabbandiere di fede! Perché ovunque vadano a lavorare, seminano la fede. È parte dei vostri geni, una benedetta contagiosità che vi esorto a preservare”.

Maryann ha circa 30 anni. Il marito è morto drammaticamente in un incidente stradale e si è ritrovata da sola a sostenere i suoi figli e i suoi genitori. Maryann ha potuto concludere solo le scuole superiori e quindi le opportunità lavorative erano limitate. In un centro estetico il salario era irrisorio (4-5 euro al giorno). Decide di partire e arriva in Medio Oriente dove lavora ancora una volta in uno studio estetico. La comunità filippina sostiene Maryann, ma il salario non è sufficiente. Riesce a malapena a sostenere le spese personali e invia tutto il resto ai genitori che si occupano della crescita dei suoi figli. Accade però che il papà si ammali. Inizia un calvario per tutta la famiglia. La mamma si divide tra il marito e i nipoti. Servono cure continue, così Maryann si indebita presso i connazionali filippini, per sostenere le spese mediche. Il sistema sanitario pubblico filippino è sempre al collasso. La mamma è costretta a chiedere aiuto ai politici, per ottenere dei sussidi. Ho vissuto personalmente il dramma di questa famiglia: tante domande, tanti dubbi... Ma, nonostante tutto, non è mai mancata la fede in Dio.


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