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Pubblichiamo la commovente lettera che dal Bangladesh ha inviato il figlio p. Luigi Paggi, e che è stata letta durante il funerale della mamma.

Cara mamma Delfina, la notizia della vostra improvvisa partenza per il grande viaggio è arrivata come un fulmine a ciel sereno! Sapevo che ultimamente il vostro stato di salute aveva subito un leggero deterioramento, ma nessuno pensava che la vostra "ora" fosse così vicina.

Negli ultimi anni di vita, papà Giuseppin parlava spesso della sua "ora". L'ultima volta che Io salutai mi disse: "Vieni poi a seppellirmi quando arriverà la mia ora". La sua ora è arrivata e suo figlio a seppellirlo non c'era... L'ora è arrivata anche per voi e anche questa volta vostro figlio non era presente a darvi l'estremo saluto.

La salute "campestre"

Nelle quattro righe che avevo mandato per il funerale di papà Giuseppin, avevo paragonato la sua vita al fiume Mera che scorre davanti alla nostra casa ai Preorini. La vostra vita la paragonerei invece a una di quelle piante forti e robuste che ancora oggi possiamo trovare nei nostri boschi. Inizialmente avevo pensato alla quercia, ma poi mi è sembrato che il castagno sia più adatto, perché è una pianta longeva...

La vostra vita non è stata breve. Infatti, siete arrivata alla bella età di 93 anni. Il castagno è una pianta forte e robusta; così è stata la vostra persona. Avete vissuto la vostra vita tenacemente legata alla terra: il grano turco da seminare, il fieno da tagliare, l'orto da zappare, la vigna da potare, la stalla da governare... Tutti questi lavori li svolgevate sempre assieme al papà Giuseppin che seguivate dappertutto, sia nei campi nel pian di Spagna che nella vigna e i boschi della Pizza.

Il segreto della vostra perfetta salute lo si deve cercare proprio nella vita "campestre". L'aria salubre della vigna, del bosco, dell'erba, dei campi, hanno contribuito a farvi diventare per qualche mese la cittadina più anziana di Sorico.

Quei frutti senza tempo

Il castagno produce frutti in grande quantità. Tutti coloro che sono riuniti attorno a voi avranno notato i frutti che la vostra lunga vita ha maturato. In particolare, i frutti della sobrietà e dell'austerità, che oggi sono poco apprezzati, ma sono virtù che hanno un valore inestimabile. Se vivo felice da ormai 35 anni tra gente che non ha niente, è perché voi - papà Giuseppin e mamma Delfina - mi avete insegnato questi valori fin dalla culla...

E poi ci sono laboriosità e operosità. Non ho mai visto mamma Delfina con le mani in mano. Anche negli ultimi anni della vostra vita, quando ormai non eravate più in grado di andare nell'orto, in casa sferruzzavate all'uncinetto e, in occasione delle feste di San Miro e dell'Immacolata o di San Biagio, i vostri cuscini all'incanto dei canestri andavano a ruba!

Nessuno con cui far pace

Il castagno del bosco ha poi altre belle caratteristiche. Quando fa caldo, sotto l'ombra dei suoi rami frondosi ci si sta bene, e d'inverno un pezzo di legno di castano nel caminetto riscalda gli animi oltre che i corpi. Così eravate voi nei rapporti con le persone; comunicavate freschezza e calore umano. Negli altri vedevate sempre i loro aspetti positivi. E non mi pare di avere mai sentito che eravate in collera o in inimicizia con qualcuno. Non dovevate mai fare pace con nessuno. Forse per questo il Padrone della vita vi ha preso con sé così in fretta!

A quest'ora avrete ormai incontrato i vostri antenati e coetanei Sgarlin: dal nonno Cristoforo ai cugini Domenico, Erminia, Saule, dalle tre zie del Vallate alle vostre quattro sorelle.

Con la vostra scomparsa la nostra famiglia sperimenta il suo secondo lutto. Come ci è mancato molto papà Giuseppin, così ci mancherà molto anche mamma Delfina.

Ma siamo sicuri che adesso abbiamo due angeli custodi che dal cielo continueranno a guidarci e a proteggerci.

"Ma il Signore capisce!"

La signora Anna Maria Copes, mandandomi le sue condoglianze via telefono, mi ha detto queste testuali parole: "Tua mamma è morta senza soffrire minimamente. Il Signore l'ha premiata per le sue costanti preghiere". Il frutto della fede in Dio, una fede di quelle semplici ma profonde, che si nutrono di preghiera continua e assidua.

Cara mamma Delfina, quante volte vi ho visto leggere un libretto dalla copertina nera e dalle pagine ormai sgualcite... Era il libro per l'ufficio dei defunti che si usava ai tempi della vostra gioventù. Nel libro c'erano i salmi in latino. Una volta vi chiesi: "Ma capite quello che leggete?". La vostra risposta fu: "Io non capisco, ma il Signore capisce!".

La lettura di quel libretto dalla copertina nera divenne vostro pane quotidiano specialmente dopo la morte del papà Giuseppin: lo leggevate al mattino, al pomeriggio e alla sera. E con il libretto dalla copertina nera pregavate e per i morti e per i vivi! Pregavate per le vostre figlie e le loro famiglie, per i vostri nipoti e pronipoti, di cui avevate le fotografie sul muro della cucina e di cui sapevate i nomi a memoria.

E chiaramente pregavate per me. Pregavate la Madonna di Gallivaggio e San Miro perché potessi godere di buona salute e potessi svolgere degnamente il lavoro che il Padrone della messe mi ha affidato in questi villaggi sperduti tra le paludi del Gange, tra queste pecore sperdute senza Pastore!

Il libretto dalla copertina nera ormai non vi serve più! Mamma Delfina, riposate in pace!

Dal lontano Bangladesh, vostro figlio Luigi.



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