Le risorse naturali, una causa diretta
Pubblichiamo parte dell’intervista di Luciano Scalettari al dottor Mukwege, pubblicata in Avvenire, il 17 febbraio 2019.
Quando hai iniziato?
Nei primi tre mesi di attività dell’ospedale, a fine 1999, si erano rivolte a noi soltanto donne violentate... da più persone, quasi sempre da miliziani delle bande armate. Avevano subito torture di ogni sorta; non avevo mai visto cose del genere. Era una nuova patologia: ossia uno stupro accompagnato da violenza estrema.
Quali sono le cause profonde di questa ferocia?
Sono le stesse delle miniere di oro e coltan, ossia i luoghi dove scorrazzano i gruppi armati che si combattono per controllare le risorse naturali.
Quindi le ricchezze naturali sono la causa indiretta?
Non indiretta, è una causa diretta delle violenze sessuali. I vent’anni di conflitto, il terrore della popolazione, la fuga dai villaggi verso Bukavu, tutto ciò è funzionale al sistema di sfruttamento delle miniere, perché consente grandi arricchimenti, pur mantenendo un prezzo basso del minerale. Queste ingenti ricchezze non servono al Congo. ma ai paesi vicini che le esportano. Il Ruanda non ha il coltan, così prezioso per smartphone e computer, ma ne è il primo esportatore.
Come si può fermare questa spirale di violenza?
Deve finire l’impunità totale di cui godono i responsabili. Chi le commette sa che la passerà liscia. E questo purtroppo sta alzando sempre più il livello di crudeltà.
Cioè?
Negli ultimi tempi, le violenze e le torture sono commesse anche su bambine e bambini. Non c’è più limite all’orrore. La popolazione è profondamente traumatizzata da tutto questo. Ma non solo le vittime, tutti, compresi i miliziani. Da 25 anni si vive in questo clima, un’intera generazione perduta. È come una metastasi nella società.
Potrebbe andare a lavorare altrove. Perché resta qui?
Ho avuto molta paura anch’io. Ho dovuto fuggire due volte. Ma, non avevo scelta fra il restare a Boston e tornare. Quando una donna che non ha due dollari al giorno per vivere decide di vendere la sua frutta e verdura per comprarti un biglietto d’aereo, credo che non si possa che tornare. Se loro sono in Congo, se hanno bisogno di me, non posso abbandonarle a sé stesse. Quello che io posso fare per loro è davvero poco rispetto a quello che loro fanno per me.
C’è un volto, un episodio che l’ha segnata?
Sono tanti… Un giorno ho curato una ragazza di 14 anni, completamente devastata. Prima di uscire dall’ospedale mi ha chiesto: “Potrò un giorno sposarmi? Potrò avere dei figli?”. La voce mi si è bloccata. Mi sono vergognato perché piangere davanti a un malato significa togliergli tutta la speranza. Ma non ho saputo dire nulla.







