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La vita intera per la missione: P. Spagnolo, fondatore Saveriane

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Ho avuto il dono di conoscere p. Giacomo Spagnolo negli anni settanta, durante la mia formazione a Parma, e di seguirlo fino alla sua morte avvenuta il 22 marzo 1978. Erano gli anni in cui, un po' più libero dai numerosi impegni, si dedicava con particolare sollecitudine alle sue "figlie" più giovani. Quando nel 2006 la direttrice generale Ines Frizza mi ha chiesto di stendere la sua prima biografia, ho provato un po' di smarrimento. Avendo già scritto la biografia di Madre Celestina Bottego, mi rendevo conto che narrare gli stessi eventi dalla prospettiva di p. Spagnolo non sarebbe stato facile. Ho cominciato a documentarmi sulle sue origini, il suo ambiente, la sua famiglia, la sua storia e ne sono rimasta affascinata. Man mano, la sua figura assumeva tratti sempre più nitidi e la sua personalità spiccava per originalità e grandezza. La stesura di questa biografia è stata un'occasione privilegiata per "scoprire" più da vicino p. Giacomo, per rivisitare il suo pensiero e per cogliere l'originalità di alcune sue intuizioni di fondatore e missionario. Un uomo del XX secolo Padre Spagnolo ha vissuto in prima persona i grandi e drammatici eventi che hanno segnato il Novecento: le due guerre mondiali, l'emergere e il crollo di nazismo e fascismo, l'espansione del comunismo, la fine dell'era coloniale. In ambito ecclesiale è stato testimone del difficile passaggio da una chiesa d'inizio secolo ancorata a posizioni intransigenti, a una chiesa conciliare in dialogo con il mondo. Sul fronte missionario, ha assistito al processo di decolonizzazione della missione e all'emergere di una nuova consapevolezza che considera l'evangelizzazione come missione di tutta la chiesa e, quindi, come compito imprescindibile di tutte le chiese locali. Grazie alla sua chiara e profonda visione di fede, p. Giacomo è passato attraverso questi sconvolgimenti epocali con serenità interiore, uscendone arricchito. È riuscito a camminare con la chiesa in attento ascolto dei "segni dei tempi". Prima di tutto... "saveriano" Quando ha intrapreso la fondazione della Società missionaria di Maria, p. Giacomo aveva solo trent'anni. Ma aveva già maturato una libertà interiore che gli ha permesso di procedere nell'impresa senza altri condizionamenti se non quello dell'obbedienza. Egli era consapevole che la paternità cui era chiamato aveva il sigillo della croce e del martirio del cuore: «Se io voglio essere quello che devo, è necessario che segua Gesù e il nostro venerato fondatore», scriveva in una lettera del 1955. A dargli forza, infatti, è stata la sua "saverianità". Formato fin da ragazzo a questo ideale, p. Giacomo è stato prima di tutto "saveriano", secondo il cuore del beato Conforti. In lui ha trovato piena realizzazione quello "spirito di viva fede, di obbedienza pronta e generosa, di amore intenso per la famiglia saveriana" che mons. Conforti aveva lasciato come testamento ai suoi figli. Un bene da condividere Come p. Gabriele Ferrari ha rilevato nella presentazione a questo libro, è auspicabile che la sua opera sia rivisitata anche da parte dei "fratelli" saveriani, così da rendere più completa la conoscenza della sua persona. Da parte mia, auspico che la storia di p. Spagnolo diventi sempre più un bene comune e condiviso, non solo all'interno della famiglia saveriana, ma anche della chiesa universale. Sono convinta che p. Spagnolo abbia vissuto la sua vocazione in modo esemplare. I fatti e le testimonianze ci mostrano che ha praticato in modo eroico le grandi virtù dell'umiltà e dell'obbedienza, lo spirito di fede, la dedizione di tutta una vita all'ideale missionario. Credo che p. Giacomo Spagnolo possa essere annoverato nel numero dei santi fondatori-missionari che hanno impreziosito la chiesa italiana degli ultimi due secoli: san Comboni e il beato Alamanno, il beato Conforti e la serva di Dio Celestina Bottego.


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