La ritrovata festa di famiglia a Parma
Dopo tre anni di assenza, causa Covid, domenica 1° maggio 2022, la Casa Madre di Parma ha nuovamente visto riuniti i familiari dei saveriani dell’Emilia, di Mantova e Cremona, per la consueta festa annuale a loro dedicata.
Il saluto di benvenuto, all’inizio della Santa Messa nel santuario confortiano, animata dai giovani studenti della Teologia internazionale, è stato formulato dal rettore p. Gabriele Cimarelli, che si è ispirato al salmo pasquale “Questo è il giorno che ha fatto il Signore, rallegriamoci ed esultiamo!”. In effetti, erano numerosi gli spunti per rallegrarsi: il ritrovarsi dopo due anni di pandemia, il ricordo di San Giuseppe Lavoratore affinché si promuova la dimensione cristiana del lavoro, e il mese mariano appena iniziato con l’affidamento a Maria delle mamme (vive e defunte) di tutti i saveriani.
Padre Alfredo Turco, superiore regionale per l’Italia, ha presieduto la celebrazione e nel suo saluto iniziale ha parafrasato una frase del Vangelo: “Ho ardentemente desiderato partecipare a questa Pasqua con voi dopo 3 anni, con cuore missionario e spirito aperto al mondo”. Durante l’omelia si è poi soffermato sulla terza e ultima apparizione del Risorto nel Vangelo di Giovanni. Qui, incontriamo 6 discepoli amareggiati al seguito di Simon Pietro che ritorna alla sua vita di pescatore e questo clima di disfatta, delusione e amarezza è accentuato dalla pesca infruttuosa. Eppure, avevano già incontrato il Cristo Risorto, ma se non agiscono CON lui tutto è vano. Solo a fatica riescono a riconoscerlo e nessuno osa chiedere. Gesù appare loro nella convivialità di un pranzo condiviso, nello “spezzare” e formula una domanda a Simon Pietro, utilizzando due diversi sinonimi dell’amore: agape e phileo. Gesù chiede l’amore degno di dare la vita e Pietro, invece, risponde: “Ti voglio bene”. Gesù chiede l’amore totale, ma Pietro si ferma e allora la terza volta anche Gesù abbassa il tiro e scende al livello di Pietro.
Il nostro cammino di fede è simile. A volte è euforico, altre volte siamo amareggiati. “Mi ami tu?” e “Seguimi!” sono le parole fondamentali di questo testo evangelico e anche in Casa Madre a Parma. Il ruolo del servizio è racchiuso tutto qui, anche per i missionari anziani e ammalati. E questo valore umano è racchiuso nella Casa Madre da circa 120 anni. Qui si accolgono tutti i confratelli, si sperimenta il piacere di appartenere alla comunità saveriana, dove gli ammalati hanno un ruolo privilegiato. Qui si spezza il pane quotidiano dell’Eucaristia e della sofferenza, dove il SERVIZIO è reciproco, il pane della preghiera e della testimonianza della vita vissuta serenamente in missione. Qui si devono respirare le richieste di Gesù: “Mi ami tu?” e “Seguimi!”. In Casa Madre tutti si sentono parte attiva della vita missionaria fino all’ultimo respiro, perché i saveriani sono missionari a vita e per sempre.
“Seguimi!” è però un invito che Gesù rivolge a tutti, al quale probabilmente risponderemo: “Signore, ti vogliamo bene, forse non siamo ancora pronti per dare la vita, ma siamo in cammino per fare cose grandi CON te”. Dopo la Celebrazione Eucaristica è seguito un incontro guidato da p. Cimarelli che ci ha raccontato i numerosi cambiamenti degli ultimi due anni. Al quarto piano, dove ci sono 18 saveriani anziani e ammalati, i servizi sono coordinati da una cooperativa cattolica, coadiuvata da 3 saveriani che assicurano momenti di preghiera e di animazione. Al terzo piano sono ospitati altri 30 padri, lì dove negli anni ’60 c’erano 120 studenti! Ora invece è aumentato il personale esterno.
La Casa Madre di Parma è per eccellenza il centro dei saveriani, sia per le loro radici che per le memorie confortiane. Attualmente, si stanno programmando momenti di animazione e spiritualità aperti a tutti. Fondamentale è l’accoglienza per i confratelli dalle missioni nei periodi di vacanza anche per l’espletamento delle pratiche burocratiche e i necessari controlli sanitari. Quest’anno, inoltre, sono stati organizzati ben 3 corsi di esercizi spirituali per i saveriani della regione italiana. A giugno si terrà “la settimana della cultura”, perché l’aggiornamento è sempre necessario. A fine settembre, a Milano, si terrà il Festival della missione e i giovani saveriani sono tutti impegnati nella preparazione.
Non dobbiamo dimenticare che anche l’Italia è terra di missione e i saveriani partecipano al percorso sinodale diocesano. Le Missionarie di Maria-saveriane hanno iniziato una nuova attività pastorale in una parrocchia di Parma, Santa Maria della Pace. E nel 2023 sarà celebrato il Capitolo Generale.
Padre Ermanno Ferro ha proposto un sussidio per visitare il santuario e le memorie confortiane al primo piano di Casa Madre. In cattedrale a Parma, per iniziativa della fabbriceria e dei canonici, c’è stato il completamento della cappella dei caduti, trasformata in memorie del Conforti con la reliquia del fondatore e un quadro che lo ritrae, del pittore cremonese Galelli (donato dai saveriani). È stata aggiunta anche una delle due cattedre usate da mons. Conforti in Cattedrale.
Padre Dante Volpini, già rettore a Cremona, ha ricordato il 150°anniversario di fondazione dell’UMC, Unione Missionaria del Clero, di cui il Conforti è stato il primo presidente, e la beatificazione a Lione di Pauline Jaricot, fondatrice della Pontificia Opera di Propagazione della Fede e del Rosario vivente.
Padre Mauro Loda, già studente a Cremona, ora vice regionale e rettore della Teologia internazionale di Parma, ha proseguito l’incontro. Ha spiegato ai presenti la scelta degli studentati internazionali che attualmente si trovano in Camerun, Congo, Filippine, Messico e Parma. Quest’anno, a Parma ci sono 11 studenti provenienti da Indonesia, Congo, Burundi, Nigeria, Sierra Leone e Messico. Nello studentato teologico non ci sono più studenti italiani e il futuro della Congregazione e della Chiesa è ormai in Africa, Asia e America. Il primo anno è dedicato allo studio della lingua italiana, poi sono inseriti in una parrocchia cittadina per favorire l’integrazione sul territorio e praticare il servizio apostolico. Si recano quotidianamente a Reggio Emilia per frequentare la facoltà di Teologia.
Terminati gli impegni “spirituali”, il cuoco Vincenzo ha deliziato i nostri palati con piatti gustosi e colorati, accompagnati dall’allegria e dall’abilità artistica degli studenti che ci hanno allietato al termine del pranzo. Il saluto non poteva essere che un arrivederci!







