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Una riflessione, questa volta, che sa di pane un po’ duro da masticare. Banale similitudine di tempi in cui sempre più bambini, tra allineamenti e rafforzamenti, portano apparati dentistici ancor prima di aver potuto masticare le durezze della vita e, come se non bastasse, una popolazione sempre più in età che azzarda, al più, il pancarré.

I tempi in cui viviamo livellano, smussano, rammolliscono per adattarsi alla capacità di masticazione. P. Roberto Sgarbossa ci scherzava e, ridendo, diceva: “Siamo una generazione cresciuta ad Ovomaltina”. Chissà se attirerò l'interesse di qualcuno? Rifletto e tiro dritto, pensando che il momento in cui dentro di noi si accende la scintilla della “consapevolezza” e della “responsabilità” può capitare per caso e, per lo più, funziona ad intermittenza.

Portare la riflessione dal pane materiale ad un livello più alto conferma qualcosa di già sentito altrove: "Questa parola è dura". Insomma, un’alzata di spalle. Però, la vita intellettuale e quella spirituale hanno bisogno di cibo consistente. Per un pane, cui si accompagna uno stile di vita sempre più sminuzzato, bisogna saper alzare l’asticella. C’è qualcosa cui non si può rinunciare; nel vivere c’è qualcosa di cui non si può fare “senza”. Seppure su versanti diversi, seppure fissando l’asticella della vita ad altezze diverse (ma complementari), due grandi personaggi della storia mi offrono preziose indicazioni per un vivere che, per l'appunto, non sia né diluito, né dispersivo ed inconcludente.

pr paolo VI atenagoraI due personaggi sono Gandhi ed il Patriarca Atenagora diversi sì, ma con un fuoco dentro che “bucava” e trascinava. Diceva il primo: “L’uomo si distrugge con la politica senza principi, con la ricchezza senza il lavoro, con l’intelligenza senza la sapienza, con gli affari senza la morale, con la scienza senza umanità, con la religione senza la fede, con l’amore senza il sacrificio di sé”. Un elenco di “senza”, apparentemente privativi, ma che reclamano una vita di riempimento: caricare la bisaccia per non vagabondare senza direzione né meta in un deserto di sterilità e bestie selvatiche. Questo è quanto intendevo dire con l'immagine del pane duro. Qui, l'asticella è posta ad un livello abbordabile, cioè alla portata di una vita che si voglia laboriosa ed onesta.

Da un altro versante, scriveva il secondo personaggio: "Senza lo Spirito Santo, Dio è lontano, Cristo resta nel passato, il Vangelo è una lettera morta, la chiesa una semplice organizzazione, l’autorità un potere, la missione una propaganda, il culto un ricordo, e l’agire cristiano una morale di schiavi”. Qui, un solo “senza”, ma costruito su un’incalzante sequenza a cascata. L'asticella è alta quanto mai. Tuttavia non è sfida cui si possa rinunciare, né sfida riservata a pochi, in vista di una vita da vivere senza (ovvero, per non) morire tout court.



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