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La protezione della Madonna, Pescando nei ricordi del passato...

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Maggio e Maria: due parole che si richiamano a vicenda. Anzi, nella nostra formazione cristiana, sono diventate inseparabili. Ci sono tante immagini della Madonna: stampate su carta, dipinte su quadri, scolpite su marmo, lavorate su legno... Ogni comunità cristiana ha una sua immagine caratteristica.

Ognuno di noi ha per Maria una devozione speciale, una preghiera personale, verso un volto di Madre al quale guarda con particolare affetto.

Tutti abbiamo ricordi commoventi della Madonna; abbiamo ragioni per essere a lei riconoscenti; abbiamo motivi per elevare a lei una preghiera. Anche in me, a sessant’anni dalla fine della guerra, sono tanti i ricordi che affiorano. Quelli più forti sono legati proprio a questa importante Donna del cristianesimo: Maria.

La “Maestra” dei saveriani

Nel settembre del 1944, avevo cominciato il noviziato, il periodo di formazione intensa che prepara i giovani saveriani alla vita religiosa e missionaria. A guidarci nella formazione, c’è una persona speciale che si chiama “maestro” dei novizi. Il maestro stesso ci aveva presentato la Madonna come nostra “Maestra”. Avevamo con noi una piccola statua della Madonna, legata alla storia dei saveriani già da qualche anno.

Il beato Conforti, fondatore dei saveriani, aveva voluto affidarle il noviziato dei futuri missionari, conferendo il titolo di “Maestra” proprio a lei, Madonna del Sacro Cuore. Nel 1921, la statua di Maria era a Marsiglia in occasione dell’imbarco per la Cina di un gruppo di saveriani. Poi era stata portata a Parma dallo stesso beato fondatore. Nel 1932, quando il noviziato è stato trasferito qui a San Pietro in Vincoli, la “Maestra” è stata messa in cattedra nella nuova chiesa a lei dedicata.

Il suo manto di protezione

Con lo scoppio della seconda guerra mondiale, abbiamo capito che anche la nostra casa sarebbe diventata teatro di guerra, con tutti gli immancabili pericoli. Invece di fuggire, però, il “padre maestro” ha deciso di affidarci alla “Madre Maestra”. I temuti pericoli non hanno tardato ad arrivare: le forze tedesche hanno occupato casa e giardino e gli alleati hanno reagito subito. Ne abbiamo avuto prova quando una mattina, sul pavimento del dormitorio, abbiamo raccolto un secchio di schegge di bombe entrate dalle finestre.

Altre due volte abbiamo avvertito chiaramente di essere sotto un manto di protezione. Una grossa granata è caduta in giardino, a un paio di metri dal tetto della chiesa dove eravamo raccolti per l’adorazione eucaristica del giovedì. La stessa cosa si è ripetuta quando un’altra grossa granata, anziché raggiungere il cortile interno dove passeggiavamo a due a due recitando il rosario, ha finito il suo tragitto cadendo sul tetto del dormitorio. In entrambe le circostanze, eravamo intenti alle devozioni più care ai saveriani: l’adorazione eucaristica e il rosario mariano.

Un fiore di riconoscenza

La nostra “Maestra” ha voluto salvarci. E avrà sorriso quando, a guerra finita, i novizi le hanno offerto in omaggio alcuni secchi di schegge di granate, dei due fronti. Questo antico ricordo sia un fiore della nostra filiale riconoscenza alla “Madre Maestra”.



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