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Cuore pieno d’umanità, Un ricordo di p. Vincenzo Mitidieri

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L’11 febbraio scorso è deceduto, nella casa madre dei missionari saveriani a Parma, padre Vincenzo Mitidieri. Nato a Nova Siri, Matera, aveva 73 anni. Il 17 gennaio, per problemi epatici e polmonari, era stato trasferito da Salerno e ricoverato all’ospedale di Parma.

Speravamo di riaverlo ancora tra noi per continuare a servire la comunità con l’incarico di economo, da lui svolto con amore e competenza per vari anni. Era arrivato a Salerno nel maggio del 1997. In quell’occasione aveva scritto: “Dal popolo brasiliano ho imparato a essere allegro, anche in mezzo a situazioni di sofferenza e di preoccupazione”. Dal Brasile aveva portato nel cuore anche l’esempio di tanta gente che viveva nelle difficoltà dimostrando una fede profonda e forte.

“Più del doppio di Cristo...”

Alcuni anni fa, prima di un intervento chirurgico molto delicato, il primario aveva chiesto a p. Vincenzo se era disposto ad accettare un’operazione che poteva costargli la vita. La sua risposta è stata così sorprendente da destare ammirazione nel chirurgo: “Alla mia età, ho più del doppio degli anni di Cristo, non ho famiglia, non sono sposato. Quindi, se il Signore mi chiama, sono pronto”. Era una frase coerente con una caratteristica di padre Miti (lo chiamavamo così!): la capacità di sdrammatizzare e la costante serenità. Medici, infermieri e saveriani che gli sono stati vicini, erano tutti concordi nel dire che padre Vincenzo era un confratello di molta pazienza, di grande coraggio e che non ha mai fatto pesare sugli altri la sua sofferenza.

Al suo funerale a Parma, attorno ai suoi familiari e ai molti amici, erano quasi 50 i saveriani concelebranti. È una prova evidente che nei suoi vari incarichi, in Italia e in Brasile, come formatore, superiore ed economo, ha svolto sempre il suo compito con competenza e grande umanità. A lui siamo riconoscenti anche perché la casa saveriana di Salerno ora è più accogliente che nel passato. Per suo particolare interessamento, gli spazi interni sono stati ristrutturati e resi più confortevoli; anche all’esterno sono stati rifatti i cornicioni e la pittura con colori azzeccati.

Un bravo attaccante

Tante volte, un vescovo lo chiamava dall’Amazzonia per invitarlo all’anniversario di fondazione della missione dove era stato all’inizio della sua attività missionaria e dove era rimasto per vari anni. Senza dubbio, gli è costato molto dover rinunciare: solo chi è stato in missione lo può capire. Da giovane missionario nel Brasile meridionale, aveva anche giocato a pallone: era un attaccante sgusciante. La passione per il calcio gli è rimasta per tutta la vita.

Un giorno a Salerno ha ricevuto una lettera che veniva dalle missioni. Un confratello gli chiedeva perdono per averlo fatto soffrire a causa di qualche tensione e incomprensione. Dopo aver letto quelle righe, mi ha chiamato e mi ha detto: “Ma io l’ho già perdonato da tempo, da sempre. Mi dispiace solo che abbia potuto dubitare del mio perdono”. Padre Vincenzo era incapace di risentimento e sapeva dare credito alle buone intenzioni.

Come comunità saveriana, ringraziamo tutte le persone che sono state vicine a noi e ai familiari, e che hanno pregato per la pace eterna di p. Vincenzo.        

“La vita è bella, ma difficile”

Ora che non vedremo più p. Vincenzo tra noi, ci viene spontaneo pensare a ciò che raccontava uno dei suoi familiari: “Fin da piccolo, Vincenzo aveva il desiderio di farsi missionario e quando vedeva le navi salpare dal porto della sua amatissima Taranto, diceva apertamente che il suo sogno era quello di partire per predicare il vangelo in terre lontane”. Ci pare di vederlo, ancora ragazzo di appena 11 anni, partire dalla sua casa e percorrere tutto lo Stivale, fino a Bergamo, per entrare nella famiglia saveriana. Una famiglia che ha sempre tanto amato, dando con gioia ed entusiasmo la sua vita per la costruzione del regno di Dio.

A chi gli chiedeva come stesse di salute, padre Miti rispondeva sempre: “Meglio di tanti altri”. Non aveva certo il complesso del vittimismo. Quando riceveva la notizia della morte di qualche suo parente o confratello, egli era solito dire: “È partito per un mondo migliore; è andato avanti per prepararci un posto”. Sovente aggiungeva, in tono scherzoso: “La vita è bella, ma è difficile”.

Nel suo ultimo ricovero all’ospedale, p. Francesco Cavallo gli scriveva: “La tua sola presenza - garbata e serena, con quel tocco di signorilità che ti distingue - è il bene che non vorremmo perdere”.

Grazie p. Miti, per la tua umanità di fratello. Ti sei fatto vicino a ogni persona nell’accoglienza, nell’ascolto e nel dialogo. Il Signore ti accolga nella gioia del cielo.



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