La mia nuova missione
Da ragazzo mi piaceva aiutare mio padre quando lavorava il ferro, girando la manopola della ventola della fucina. Quando il ferro era rosso, lo estraeva con le pinze e lo batteva sull’incudine dandogli così la piega e la forma con il martello, al ritmo sonoro e squillante dell’incudine.
Indonesia, andata e ritorno
Così agisce anche il Grande Fabbro di Nazareth. Al termine della guerra del 1945 mi ha chiamato a seguirlo: Pedrengo - Zelarino - Ravenna - Desio - Piacenza - Parma… Brescia. Poi finalmente, il 31 dicembre 1960, la partenza per l’Indonesia, giovane nazione emergente dell’Asia.
Dopo dieci anni di missione nelle isole Mentawai, mi fu chiesto di ricoprire il ruolo di segretario generale a Roma, a servizio alla congregazione. Dopo sei anni, nel gennaio del 1984, ottenni nuovamente il visto per rientrare in Indonesia. Lo ritenni un miracolo del Divin Fabbro per darmi nuova forma. Ero incaricato dell’assistenza dei giovani della cattedrale di Padang, animatore di un gruppo di sposi e di altre associazioni.
Formare i nuovi missionari
Dal 1993, per sei anni, sono stato impegnato nella formazione dei nostri studenti indonesiani di teologia. Poi sono tornato alla pastorale nella parrocchia di Toasebio a Jakarta, come vice parroco e assistente dei giovani; qui sono rimasto 14 anni, fino al 19 febbraio 2013.
Liberato dall’impegno pastorale, ho continuato a fare da guida spirituale ai nostri giovani che si formavano alla vita missionaria. Un incarico che svolgevo volentieri, con passione e gioia, vedendo e seguendo l’opera del Divin Fabbro nel forgiare i suoi nuovi discepoli e aspiranti missionari.
Il mio servizio era di tener acceso il fuoco dell’amore di Dio: ecco la mia nuova missione, pregare per questi giovani e per tutti i missionari.
Nel cuore della chiesa
All’inizio, ho avuto la sensazione di essere stato “parcheggiato”… Le giornate che prima erano piene d’incontri e servizi in parrocchia ora trascorrevano in modo molto più tranquillo. Un anno fa poi si aggiunse, inaspettata, la frattura di una vertebra che mi costrinse a letto per vari mesi e alla quasi inattività.
Il Divin Fabbro rimise il ferro nero e duro nel fuoco della sua fucina per dargli un’altra piega: dall’inattività silenziosa e invisibile arriva la grazia della fecondità apostolica con la sua misteriosa presenza. Come santa Teresa di Lisieux mi metterò nel “cuore della chiesa”, dove il ferro prende la forma del prototipo Gesù, missionario del Padre.
A tutti chiedo una preghiera, per diventare preghiera di tutti. Grazie, Signore, per la fiducia che continui a riporre in me.







