Skip to main content
Condividi su

La Settimana Santa in Messico: Fede e folklore negli “autos de fe”

Davanti a noi quel giorno, uscendo dal villaggio di San Manuel salendo verso la Sierra, ci imbattemmo in alcune persone che lentamente camminavano lungo il sentiero. Era un gruppo strano: uno di loro portava sulle spalle una grande croce e altri due avevano in mano una frusta. Un gruppo strano per chi viene da fuori, ma per chi vive qui l'uomo con la croce è un "nazareno" che si sta "allenando" per la Via Crucis, e i due sono i suoi "aguzzini".

Fermiamo i cavalli, ci scambiamo i saluti. Mi hanno sempre questionato questi "nazarenos" che rappresentavano Gesù negli "autos sacramenta les", le sacre rappresentazioni nelle quali essi soffrono: li colpiscono realmente con la frusta e al finale li innalzano davvero, legati, alla croce. "Padre, io ero tossicodipendente". Ha 23 anni, è riuscito ad uscire dal tunnel della droga ed ha promesso a Dio di rappresentare, fin che ce la farà, la parte di Suo Figlio nella sacra rappresentazione del Venerdì Santo. Una settimana prima comincia ad "allenarsi": a portare la croce (che, a occhio e croce peserà più di cinquanta chili) e a farsi flagellare. Dopo aver parlato un momento, ci salutiamo. Riprendiamo il cammino. E mi ritrovo a pensare ai "volontari della passione".

"Gli autos de fe"

Ogni Settimana Santa, da quando sono qui in Messico, ho partecipato agli "autos de fe". Il Messico è una  confederazione di Stati grande sette volte l'Italia, così che è molto differenziato da stato a stato. Nel Messico Centrale, che si stende dalla città di Zacatecas a Città del Messico, si avverte ancora la "societas christiana" così come era in Europa nei tempi andati. La Settimana Santa è un momento nel quale questo si nota ancora di più.

Le cerimonie più suggestive cominciano il Giovedì con la "processione degli apostoli", che con il "nazareno" vanno alla  Messa cosiddetta della "lavanda dei piedi": è gente che spesso paga qualcosa alla confraternita organizzatrice per intervenire e recitare la parte degli apostoli o di Cristo. Nello stesso giorno la gente fa la visita ai Sette Altari, entrando in sette chiese, o va in pellegrinaggio verso alcuni santuari come quello del Cristo Negro di Salamanca che catalizza la devozione di decine di migliaia di pellegrini.

Per la gente che viene da ogni dove, ma specialmente dalla campagna, la statua dell'Uomo Nero sulla croce è davvero una "reliquia" di Cristo. Il colore non è a caso: rappresenta le migliaia di "peones" che faticavano, e ancora faticano, nella campagna. Ho visto la gente piangere davanti al crocefisso, strofinare con il cotone il palo della croce per conservarlo poi come reliquia preziosa.

La processione del silenzio

Ma è soprattutto il Venerdì Santo quando si manifesta, in modo spettacolare, la religiosità popolare. Verso l'una del pomeriggio inizia nelle strade la Sacra Rappresentazione: Gesù è presentato a Pilato, poi a Erode, di nuovo a Pilato ed è condannato a morte. Da li comincia il vero Calvario dell'attore- Cristo: è una rappresentazione nella quale l'attore si immedesima con la parte fino a soffrire realmente e volontariamente per i peccati propri ed altrui. Davanti va Giuda, con la borsa sonante dei denari, al quale la gente grida il suo rancore; i legionari romani, con i profili atzechi, frustano Gesù, che cammina scalzo con i piedi martirizzati sull'asfalto rovente, sotto il sole a picco.

Questi drammi sacri si rappresentano in tutte le parrocchie. Il più grandioso è quello che ha luogo in una zona della megalopoli di Città del Messico, con la partecipazione di 250 "comparse", 15 confraternite religiose e di circa un milione e mezzo di spettatori.

Caratteristica è anche la "processione del silenzio" dove sfilano migliaia di persone: al suono ritmato e cupo del tamburo sfilano le varie confraternite scortate da charros a cavallo, portando ognuna una statua di Gesù che rappresenta un momento della passione. In tutte queste sacre rappresentazioni la moltitudine del popolo appare come il coro della tragedia greca, con la funzione di commentare gli avvenimenti e di esaltare i sentimenti.

È una folla di vari colori, nella quale è bello perdersi: alcuni partecipano in silenzio, ascoltano e guardano, altri piangono; c'è anche chi, più lontano, parla coi vicini, mangia un gelato; ci sono i venditori di acqua, di bibite, di semi commestibili, di dolci.

La infinita vicinanza di Dio

La folla che partecipa e tutte le "comparse" dei drammi sacri vivono in questo modo la loro fede . Anni fa l'avrei chiamata piuttosto superstizione, e forse anche in Europa la chiamerebbero così; ho l'impressione tuttavia, che, soprattutto negli ultimi trent'anni, si sia cercato di "sfondare" le "sovrastrutture" della religione, cercando di togliere ciò che si considerava superstizione. Mi pare che in molti casi si sia buttato via, come si usa dire, anche il bambino insieme all'acqua sporca; Una fede troppo "intellettuale", troppo "interiore", rischia di non lasciare più niente, scivolando facilmente nell'ateismo.

Questa gente non è né intellettuale, né troppo ·"in regola" con i dettami dei trattati di teologia morale. Eppure crede che l'Uomo che portò la croce è il Figlio di Dio, che muore per noi, che ci perdona i peccati, che è risuscitato, in altre parole che è la nostra più sicura Speranza, che è la nostra Pace. Così io non mi arrischio più a giudicare dove finisce la fede e dove comincia la superstizione: credo che l'incontro di Dio con un essere umano sia qualcosa di così profondo e intimo che solo Dio può conoscerlo, perché egli è "più intimo a me di me stesso", direbbe sant'Agostino.

Questa gente crede così come sa credere, e come del resto tutti noi; con i suoi peccati e le sue pesantezze ma con grande fede nel Figlio di Dio che ci giustifica: nelle chiese si incontra gente che piange, che svolge un dialogo più o meno silenzioso davanti al crocifisso o alla statua della Vergine Maria. "Maestro di fede" non è chi ha studiato teologia, e ognuno crede come sa e come può. Anni fa lessi un libro: "la infinita lontananza di Dio si è fatta in Cristo vicinanza infinita". Per loro Dio è vicinissimo: è Gesù che porta la croce.



Scarica questa edizione in formato PDF

Dimensione 5390.33 KB

Gentile lettore,
Continueremo a fare tutto per portarvi sempre notizie d'attualità, testimonianze e riflessioni dalle nostre missioni.
Grazie per sostenere il nostro Giornale.


Altri articoli

Edizione di Settembre 2002
Sul Tema: Impegnarsi per il mondo intero - Missione e giustizia a confronto Il Tribunale penale internazionale è ormai una realtà. Il Trattato di Ro…
Edizione di Gennaio 2006
La comunità saveriana di Ancona organizza varie attività di animazione missionaria, insieme al centro missionario diocesano. Ce n'è per tutti i gusti…
Edizione di Aprile 2008
Come un pellegrino. Sì, è questo l'atteggiamento giusto che voglio assumere in questo viaggio. Non il turista che vuole tutto vedere, tutto toccare…
Logo saveriani
Sito in costruzione

Portale Unico dei Saveriani in Italia

Stiamo finalizando la nuova versione del portale

Saremmo online questa estate!

Ti aspettiamo...

Versione precedente del sito