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Il 3 dicembre ci siamo riuniti, come è tradizione, nella casa di via Aurelia per festeggiare san Francesco Saverio, nostro patrono. Erano presenti i saveriani delle due comunità di Roma, le saveriane e alcune persone amiche. La sera abbiamo celebrato l’Eucaristia, presieduta dal consigliere generale p. Javier Peguero. Era presente, anche p. Italo Lovat, pronto a ripartire per la missione in Camerun.

Saverio e Conforti: due santi missionari

Il giorno prima abbiamo vissuto il ritiro spirituale nella casa saveriana di viale Vaticano. Padre Javier ci ha proposto una bella riflessione a partire dalla vita di san Francesco Saverio, che ha avuto un grande influsso nella chiesa universale. Egli richiama a tutti i cristiani l’urgenza dell’annuncio del vangelo ai non credenti.

Il Saverio ha lasciato un’impronta indelebile nella vita di san Guido Conforti, fondatore dei saveriani. Dopo aver letto, in età giovane, una biografia del grande missionario gesuita, il Conforti si entusiasmò, incamminandosi decisamente su quella stessa strada intrapresa da Francesco.

Alla base, la fiducia in Dio

Il centro della vita e dell’intensa attività missionaria del Saverio è la sua fiducia in Dio, che lo spinge a consegnarsi e ad abbandonarsi nelle sue mani nonostante le numerose difficoltà, avversità e pericoli.

La fiducia di Saverio nel Signore cresce man mano che passano gli anni e si susseguono i distacchi e le partenze.

Qualche esempio: quando egli dovette improvvisamente lasciare l’Europa per recarsi in India come missionario, e a quell’epoca (nel 1500) si partiva con la consapevolezza di non tornare più; quando, dopo essersi abituato alla prima missione dell’India volle, dopo pochi anni dal suo arrivo, ricominciare tutto da capo e recarsi altrove, in paesi sconosciuti, dove​c’erano popoli interi da evangelizzare, nelle Molucche, nel Giappone e nella Cina.

La vita del grande Saverio non è stata, come ci aspetteremmo, il classico conquistare il mondo, ma il lasciarsi conquistare da Dio, consegnandosi nelle sue mani. Gli uomini vedevano la sua persona all’opera, ma in realtà era Dio stesso che agiva in lui e attraverso di lui.

Missionari anche noi…

Dopo la Messa, c’è stata la cena, tutti insieme. Ci siamo scaldati con il fuoco del camino, ci siamo salutati e siamo tornati a casa, contenti di aver passato insieme una bella giornata, con il desiderio di diventare anche noi, come san Francesco e san Guido, strumenti nelle mani di Dio per realizzare la sua missione.

Ci ha ricordato papa Francesco: “Io sono una missione su questa terra”, ed è per questo che mi trovo in questo mondo!



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