La memoria di mons. Sorrentino
Il sipario si apre e un brivido scuote le schiene dei presenti. Sul proscenio del teatro “Siracusa”, mons. Aurelio Sorrentino, vivificato da Antonio Ferrante, accarezza l’armonium, accennando i versi dell’intramontabile “Volare”.
Ha inizio così “Servo inutile”, commedia scritta e diretta da Oreste Arconte, tratta da “Aurelio Sorrentino. Confidenze di un vescovo”, e messa in scena da “La bottega teatrale di Giangurgolo”. Scorrono veloci i novanta minuti che il pubblico vive tra lo studio di mons. Sorrentino e la casa del clero, affacciata sul cortile interno alla curia e di fronte al cupolone della basilica cattedrale.
Uomo di Dio tra gli uomini
Oreste Arconte, commediografo reggino, leggendo tra le righe dei diari che mons. Sorrentino scrisse dopo le sue dimissioni per raggiunti limiti di età, negli anni dedicati al… “riposo, non all’ozio”, coglie lo spirito vero di un uomo, sacerdote e vescovo, studioso di tutto ciò che serve alla missione di uomo tra gli uomini e di uomo di Dio, innamorato della propria terra e di quanti la abitano, desideroso di mettersi costantemente al servizio dell’umanità.
Maria Alessia Ranieri e Larysa Sorokina, curatrici della scenografia, offrono agli occhi dello spettatore la rappresentazione artistica della vita del vescovo originario di Zungri. Le pareti hanno incise centinaia di parole: la sua esistenza sacerdotale ed episcopale è un continuo parlare e insegnare, un continuo mettere nero su bianco parole e concetti per documenti magisteriali attualissimi in questo nostro terzo millennio. Ed è un continuo cibarsi di quella Parola che dà sostanza alla vita e colore alle azioni quotidiane.
Appese alle pareti, spiccano delle cornici vuote: simbolo del desiderio di mons. Sorrentino di non ricordare soltanto quel volto o quel dato momento, ma quotidianamente portare nel cuore della preghiera ogni volto incontrato lungo il cammino della vita.
Il cast degli attori
Antonio Ferrante, la cui vita cresce e si sviluppa sui palcoscenici d’Italia da decenni, offre una magistrale ed emozionante interpretazione dell’arcivescovo. La straordinaria rassomiglianza e le eccelse capacità recitative donano al pubblico un Sorrentino autenticamente vissuto. I gesti, le pause e le intonazioni vocali portano lo spettatore a rivivere nel proprio intimo il “vero” mons. Sorrentino, con il suo pressante desiderio di promuovere convegni capaci di produrre risultati e piste su cui poter lavorare, e non semplici parole al vento!
Tonino Triumbari, Silvana Vitale, Caterina Rescigno e Giovanni Laganà, nei panni rispettivamente di don Denisi, suor Ermenelgida, la giornalista e il seminarista, compongono un quadro armonico e ben ritmato, con i costumi creati da Alice Muccini Grilletti. Ciascuno di loro vive e fa vivere il personaggio, trascinando il pubblico negli anni ’90, quando l’arcivescovo emerito viveva, in compagnia dell’amato uccellino e dell’eucalipto, il suo difficile isolamento…
Una vita senza malinconia
A fine rappresentazione, gli applausi sommergono attori e regista, mentre l’arcivescovo mons. Fiorini Morosini sale sul palco per l’affettuoso “grazie”, e qualche lacrima scende sul volto di mons. Antonino Denisi…
Insomma, “Servo inutile” è una commedia da far conoscere e vivere anche ai nostri giovani! Poiché, come canta mons. Sorrentino, nella voce di Antonio Ferrante,
“Vivere senza malinconia, vivere senza più gelosia, vivere finché c’è gioventù, perché la vita è bella, la voglio vivere sempre più”!
Vivere autenticamente, come fece il nostro vescovo Aurelio Sorrentino.







