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Intervista a p. Carmelo Sanfelice

Padre Carmelo Sanfelice, è un missionario saveriano che conosce bene la regione martoriata del Congo, dove lavora da oltre trent’anni. Trovandosi di passaggio nella nostra comunità di Taranto ci ha aggiornato sugli avvenimenti passati e recenti del Congo.

Come si vive in situazione di guerriglia?

È da molto tempo che i “grandi signori” del mondo hanno messo gli occhi sul Congo perché è tra i Paesi più ricchi della terra. La sua grande risorsa è costituita dalle miniere. Ci sono giacimenti di minerali strategici come l’uranio, i diamanti, il rame e anche l’oro, che si trova ovunque, soprattutto nei fiumi. I diamanti un tempo affioravano dalla terra, specialmente nella regione del Katanga e nel Kasai, come affiorano i sassi qui da noi.

È la dimostrazione che esistono ricchi giacimenti di materie prime. In questi ultimi tempi, la novità che ha accresciuto l’importanza del Congo da un punto di vista strategico, è stata la scoperta del “coltan”.

Che cosa è il coltan?

Il coltan è un minerale, composto da una lega vulcanica fatta di due elementi: il columbio e la tantalite. Il coltan è importante per l’isolamento dei campi elettromagnetici, anche di alta prestazione. In questi ultimi anni, ha favorito la diffusione dei cellulari con tutti i servizi che i telefonini presentano.

Inoltre, ha permesso l’incremento dell’industria satellitare, perché il coltan, oltre ad essere un isolante eccellente, ha un alto grado di fusione. Resiste oltre i quattromila gradi di calore, pertanto i satelliti costruiti con questo minerale possono avvicinarsi verso il sole a temperature per le quali altri elementi fonderebbero.

Questo minerale è diventato un elemento molto ricercato dalle multinazionali, disposte a tutto pur di impossessarsene.

I “grandi signori” di cui parli chi sono?

L’Africa in generale è sempre stata una terra di conquista da parte degli stati europei. I grandi colonizzatori dell’Africa sono stati Gran Bretagna, Spagna, Francia e Belgio. I conquistatori, al tempo del dominio coloniale, hanno portato la loro cultura, la loro lingua, il loro dominio economico.

Sulla base della lingua parlata, le colonie africane amministrate dagli inglesi passavano sotto il nome di anglofone, mentre le colonie amministrate dai francesi e belgi componevano il gruppo coloniale francofono.

Per gli africani, appartenere a un gruppo o all’altro non cambiava la loro condizione di vita. I colonizzatori agivano allo stesso modo e con gli stessi obiettivi che erano la conquista dei territori e dei mercati del continente. Finito il periodo coloniale le grandi multinazionali sono state attratte dal Congo e dalle sue immense ricchezze minerarie.

Il presidente Mobutu è stato ambiguo…

Mobutu è stato per molti anni il presidente dittatore. Per sfruttare i favori che gli venivano offerti da britannici e statunitensi, senza perdere quelli dei francesi, si è destreggiato, stando un po’ di qua ed un po’ di là. Negli ultimi anni, Mobutu si era avvicinato alla Francia. Era molto amico di Giscard d’Esteing.

Il governo Usa, che aveva coccolato e aiutato Mobutu durante gli anni della guerra fredda, era rimasta delusa di fronte al volta faccia del dittatore africano. Certamente ha pensato di rifarsi reagendo con i fatti.

A quali fatti ti riferisci?

Clinton nel 1993 ha disegnato la nuova politica statunitense dell’Africa. Per il Centro Africa l’uomo di fiducia diventò Museveni, presidente dell’Uganda.  Anche Bush, nella visita dello scorso anno, ha confermato il suo appoggio a Museveni.

Mobutu era molto malato e nel 1996 gli Stati Uniti si sono affrettati a scatenare la guerra in Congo. Naturalmente l’hanno fatto con le solite procedure: hanno dichiarato di voler abbattere la dittatura e di dare al popolo democrazia e pace; in realtà volevano conquistare le ricchezze del Paese, rimpiazzando Francia e Congo. Hanno condotto questa guerra attraverso l’etnia dei tutsi che Museveni rappresenta.



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