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La fatica di annunciare di nuovo il vangelo

Mai così tanto si è parlato e sparlato della famiglia come in questi mesi passati. È stata definita in tanti modi: famiglia naturale, famiglia tradizionale, nucleo sociale, "piccolo stato", "piccola chiesa" eccetera eccetera. Basterebbe dire "famiglia" e stop. Perché è già bella così. Non occorre altro. È come dire "pane al pane". O è "famiglia" o non è.

Era bello quando tutti e tutte (o quasi) si sposavano in chiesa, e l'abito bianco non era solo un abito da cerimonia, e gli sposi si inginocchiavano davanti a Dio per chiedere la sua benedizione per la vita coniugale e familiare, che era "per sempre". Grazie a Dio, ce ne sono ancora di famiglie così, giovani controcorrente che ci credono davvero, anche se l'Istat non se ne occupa.

Penso a quanti secoli di evangelizzazione e di catechesi, a quanta formazione cristiana ed umana ci sono voluti per giungere a quel traguardo! Anche la società aiutava a mantenersi... in riga. E non era certo una società retrograda o ritardata.

Quarant'anni fa circa, quando papà mi portò per la prima volta in Veneto - da dove era emigrato, prima che io fossi - rimasi sorpreso: tutti andavano a Messa, tutti al vespro, tutti a dottrina... Eppure, dentro di me, sentivo un certo disagio. Non mi sembrava che i laici venissero valorizzati abbastanza. Il "prete" comandava, faceva tutto lui, con benedizioni e anatemi.

Ho sentito perfino di un ottimo monsignore che chiudeva la porta della chiesa per lasciar fuori i ritardatari; che all'ingresso, metteva le spille ai polsi delle signore che vestivano con le... maniche lunghe ma larghe. Cosa farebbe oggi, con i tempi che corrono?

Da tempo non è più così.

Per qualche disegno pre-meditato, la società è cambiata. Lo sappiamo tutti. Ma cosa facciamo, ci rassegniamo? La società è nostra, di tutti noi che la componiamo. Va dove noi tutti la facciamo andare.

Mi domando: come missionari, cosa potevamo fare di più? Cosa hanno omesso di fare i sacerdoti e i laici cristiani? Quali segni dei tempi non abbiamo saputo vedere e interpretare? Infine, cosa ne pensa Gesù di questa situazione? Come l'affronterebbe? Cosa farebbe?

Perché indietro non si torna. La nostalgia per i tempi che furono è un sentimento legittimo, ma non ci restituisce il passato. La famiglia non ha alternativa. Ribadirne l'unicità è indispensabile, perché la chiesa non può tacere la verità sull'uomo e la donna, creati a immagine di Dio. Anche se questo dà fastidio a qualcuno, che invece dovrebbe occuparsene - se ha sale in zucca - perché è costituzionale per il futuro della società.

È tempo di guardare avanti, come si guarda in faccia a una sfida che avanza a gran velocità.

Riprendere coraggio e pentare missionari annunciando nuovamente, con amore ed entusiasmo, la "buona notizia" della famiglia, il vangelo convincente. Più che scendere in piazza, dal punto di vista pastorale, vale l'approccio personale, pentare prossimo, andare di casa in casa. È un lavoro che costa fatica. Ma non c'è altra scelta. È la solita fatica dell'evangelizzatore che, per amore, si avvicina e incoraggia: "Va' e non peccare più!". Sì, perché non è che tutto fa buon brodo. Il peccato c'è ancora.



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