La condivisione di un cammino
Era un giorno di luglio del 2008 quando una telefonata da Roma arrivava a scombussolare i piani e le attività che, in quel momento, stavo svolgendo a Maligaya (Filippine). P. Menegazzo, allora Vicario Generale, mi comunicava la richiesta della Direzione Generale di assumere l’incarico di Segretario Generale, a Roma. Dal dialogo avuto, compresi che non si trattava di una semplice proposta alla quale potevo aderire o rinunciare, secondo quello che più rispondeva alle mie aspettative. Era una situazione di emergenza, che richiedeva una disponibilità totale. Non potevo dire “no”. Così, il 1° ottobre 2008 iniziavo il mio servizio come Segretario Generale della congregazione, a Roma.
Certo, il cambio di ambiente e di attività era radicale. Non solo per le differenze nel clima e nel contesto sociale di una popolazione, come quella filippina, costituita in gran parte da giovani e bambini, ma soprattutto per le differenze nel servizio che dovevo svolgere. Non ero più a stretto contatto con la gente, ma principalmente concentrato in ufficio. Eppure, è stato subito evidente che questa nuova situazione non mi avrebbe sottratto al respiro della missione. Anzi, mi avrebbe permesso di esserne parte, anche se in modo diverso, e non per questo meno utile o necessario.
In questi anni di servizio come Segretario, ho avuto modo di conoscere molto più da vicino le caratteristiche delle varie missioni saveriane, il lavoro svolto dai confratelli e le molteplici problematiche della missione legate alla situazione sociale, economica e politica delle varie nazioni. Non si tratta però solo di conoscenza, perché la Segreteria generale svolge anche servizi concreti a favore dei confratelli. E devo dire che questo è sempre un motivo di gioia, perché accresce la comunione, rinsalda lo spirito di famiglia che ci caratterizza e ci rende partecipi, in vario modo, della stessa missione.
È vero, gran parte del lavoro si svolge in ufficio, nella preparazione o nell’archiviazione di documenti che provengono dall’universo saveriano. Ma è altrettanto vero che la casa generalizia è un centro dove passano molti missionari, i quali portano ciascuno la ricchezza del lavoro della propria circoscrizione. E tale ricchezza è condivisa nei dialoghi che si instaurano.
È un aspetto che può aiutare senz’altro coloro che si trovano a svolgere un lavoro a favore della Famiglia saveriana, anche se non in un campo di apostolato missionario diretto, perché rinforza il desiderio di offrire il proprio servizio per il bene, non di una missione soltanto, ma di tutte le missioni. Tale consapevolezza mi ha aiutato a vivere questi anni con serenità, nonostante sia sempre stato presente il desiderio di un ritorno alla missione dove sono stato.
A conclusione di questi dodici anni nella Casa generalizia, resta l’immenso senso di gratitudine verso il Signore per l’esperienza che mi ha fatto vivere, così come per la presenza dei vari confratelli con cui ho potuto condividere il cammino di questi anni. Oggi, questo senso di gratitudine si trasforma anche in sentimento di speranza per il nuovo cammino che inizia nella comunità di Cagliari alla quale sono stato destinato.







