L’ultima birbonata…
Padre Pietro Uccelli è nato il 10 marzo 1874 a Barco, un paesino del Reggiano. Suo padre, da calzolaio era diventato commerciante di grano e canapa. Il piccolo Pietro è intelligente, cresce vispo e buono. Entra in seminario, dove prosegue bene negli studi e nella pietà, con la gioia della famiglia.
Compiuti gli studi di teologia viene ordinato sacerdote il 18 settembre 1897 e viene mandato a Cavriago. Dai suoi parrocchiani si prende il nomignolo di “San Nicola” perché, come quel santo, una volta racimola la dote per una povera giovane che altrimenti non avrebbe potuto sposarsi.
Don Pietro, però, non è in pace: vuole orizzonti più vasti e non sa come raggiungerli. Un giorno ascolta la commemorazione dei martiri caduti in Cina nella persecuzione dei boxers, che lo incoraggia di più nel suo proposito di dare la vita per il Signore.
Sente che a Parma il vescovo ha fondato una congregazione missionaria. Si reca allora da mons. Guido Conforti e gli chiede di entrare nel suo giovane istituto. Conforti lo accoglie con gentilezza, ma dice al giovane prete di accordarsi prima con il suo vescovo e ottenerne il suo permesso.
Ma il vescovo di Reggio Emilia gli dice: “Le missioni ce le hai qui sui nostri monti”, e lo spedisce a fare il parroco a Piolo, tra gli Appennini Emiliani.
La gente di Cavriago però non vuole lasciarlo partire. Don Pietro, sempre schivo di lodi, cerca di lasciare il paese di nascosto, ma i buoni fedeli accortisi si fanno trovare fuori dall’abitato per fargli festa, accompagnandolo in paese a suon di musica e bandiere.
Il giovane prete, rosso in volto, esclama: “Stavolta me l’avete fatta, ma sarà l’ultima, ve l’assicuro… Sarà l’ultima birbonata che mi fate!”.
In famiglia, invece, si gioisce di questa nomina e si fa festa. Suo padre gli prepara un bel paio di scarpe: “Mettile su, che ti van bene di certo e non pensare alla Cina, che ne hai qui del bene da fare!”:
Don Pietro parte a malincuore per la nuova parrocchia, con scarpe fiammanti ai piedi, ma nel cuore la speranza di farsi missionario. Quest’idea si era fatta ormai vocazione. Nessuna persona o cosa riusciva d’impaccio al suo grande ideale, sicuro di raggiungerlo.
Intanto, non perdeva tempo, ma continuava il suo apostolato tra la povera gente.
Una domenica, gli capita in canonica un povero che aveva indosso un paio di scarpe tutte sdrucite. Egli lo prega di levarsele e di accettare le sue, “troppo belle”. Si levano le scarpe e il mendicante va via ringraziando.
Quando suo padre, più tardi, va a trovarlo, gli chiede delle scarpe. E lui: “Ho fatto un cambio; mi parevano troppo belle per questo paesino!”. “Ho capito - risponde il padre - in mano tua tutto quello che è bello non dura”. Ma, tornato a Barco, si mette subito a fargliene un altro paio.
(Dal libro “Gioia di fare il bene - Fioretti di padre Pietro Uccelli”)







