L’ospitalità qui è… di casa
La struttura e gli spazi della comunità saveriana di San Pietro in Vincoli permettono di ospitare gruppi, parrocchie e associazioni per incontri, convegni e ritiri. Chi passa da qui, anche solo per una giornata, spesso ci scrive per raccontarci come si sono trovati, quali sono le specificità delle loro realtà e di ciò che hanno fatto da noi. Ecco alcuni esempi.
La Fraternità S. Giuseppe, appartenente al Movimento di Comunione e Liberazione, ha svolto dal 4 al 6 marzo l’annuale ritiro di Quaresima, intitolato “C’è speranza? Il fascino della scoperta”, in video collegamento a livello internazionale.
La Fraternità vocazionale è nata nel 1985 nell’alveo del carisma di don Luigi Giussani, che ne ha sostenuto e seguito gli inizi per rispondere alla domanda di alcuni adulti desiderosi di dedicare la loro vita a Cristo, nella forma della verginità, permanendo nel luogo e nella condizione data a loro di vivere nella famiglia, nel lavoro, nell’impegno sociale. Questa realtà, a cui hanno aderito donne e uomini, è oggi presente in molti Paesi d'Europa e di altri continenti e numericamente significativa.
Un gruppo di 22 appartenenti alla Fraternità della Romagna e dell’Emilia ha seguito il ritiro in convivenza, presso la residenza dei missionari saveriani di S. Pietro in Vincoli. La permanenza in questo luogo, aperto all’accoglienza, ha reso possibile vivere in serenità ogni istante dell’evento. Dagli spazi predisposti per i collegamenti, alla chiesa e alle cappelle per la celebrazione quotidiana dell’Eucaristia, le confessioni e le preghiere comunitarie, alle stanze ed il parco dove ritirarsi per la meditazione personale, il silenzio ed il riposo, al refettorio e agli spazi comuni dove condividere la compagnia degli amici. I saveriani e le loro collaboratrici, prendendosi cura, con una presenza discreta, vigile e premurosa, dei bisogni del gruppo e di ciascuno, ci hanno testimoniato il volto umano di Cristo (Paola Zoli).
Tra il 10 e il 13 marzo abbiamo tenuto a San Pietro in Vincoli, presso la casa dei missionari saveriani il 55° Cursillo Uomini della diocesi di Ravenna-Cervia. Il corso ci ha permesso di approfondire l’essenza del cristianesimo: conoscere prima noi stessi, parlare a Dio degli uomini e, infine, con l’amicizia avvicinarli a Lui in modo che comprendano quanto Dio ama tutti.
Con Matteo, Vincenzo, Davide, Francesco, Paolo e tutti gli altri abbiamo fatto nostri con gioia tali principi. E pensare che alla richiesta di informazioni sul corso di Cristianità a nessuno di noi era stato detto qualcosa. La risposta era stata sempre garbata ma irremovibile: “Abbiate pazienza, vedrete voi stessi e giudicherete!”.
Adesso, davvero, comprendiamo che qualsiasi commento sarebbe stato superficiale e riduttivo; bisognava, in effetti, provare per sapere apprezzare. Grazie Signore per averci offerto questi tre giorni indimenticabili e dacci la forza di amare sempre Te ed il nostro prossimo! (Leo Marchetti)
Quello diaconale, è servizio orientato alla fraternità, ha spiegato il vescovo di Cesena-Sarsina, mons. Douglas Regattieri, all’incontro che ha visto riuniti a San Pietro in Vincoli alcune decine di diaconi delle quattro diocesi di Ravenna, Cesena, Forlì e Faenza. Il tema era “Diaconi artigiani di fraternità”.
“Il diacono - ha sottolineato il presule - è icona di Cristo servo. E chiunque osservi un diacono deve riuscire a cogliere il desiderio di vivere anche lui come servo, intuendo così un aspetto di Cristo, com’è proprio di ciascun carisma. Il diacono, infatti, è sempre disponibile per i fratelli. E il servizio vicendevole fa crescere - ha aggiunto mons. Regattieri - perché il servizio è orientato alla fraternità, purché sia svolto nella libertà, non nella schiavitù”. In queste condizioni i diaconi vivono la fraternità fra loro e con il proprio vescovo. Tutti uniti nel corpo ecclesiale, a servizio della fraternità ecclesiale, rifuggendo da pericoli come possono essere la tentazione di pensare al potere sulle persone o di essere egoista o individualista.
Ma il servizio dei diaconi non si ferma ai confini della propria famiglia, parrocchia o diocesi. Si apre alla mondialità. Riprendendo una definizione di attualità, diacono come ‘ministro della soglia’, il vescovo lo ritiene indotto alla fraternità nel mondo. “Culmine della vita cristiana è la comunione con il cuore rivolto a Dio, mani e piedi rivolti ai fratelli. L’orizzonte del diacono è il mondo” (Giulio Donati).







