Madre, il tuo amore è grande!
Ma i martiri non vogliono morire
Papa Wojtyla ci ha raccomandato di “far di tutto per non lasciar perire la memoria di quanti hanno subito il martirio, raccogliendo la necessaria documentazione. Le persecuzioni nei riguardi dei credenti - sacerdoti, religiosi e laici - hanno procurato una grande semina di martiri in varie parti del mondo. È una testimonianza da non dimenticare”. (Tertio millennio adveniente, 37)
Il 24 marzo, anche quest'anno, torna la “giornata dei missionari martiri”: ricordiamo i nuovi missionari che nel corso del 2005 sono stati aggiunti alla lunga lista dei martiri che li hanno preceduti. Sono almeno 26, quelli “ufficiali”. Il primato va all'America latina con 12 vite donate, di cui cinque in Colombia; segue l'Africa, con otto martiri. Ma è una lista in continuo aggiornamento, perché già nei primi mesi di quest'anno dobbiamo aggiungerne altri.
Mentre sto scrivendo, mi consegnano un lettera appena arrivata da Parma. È la signora Rina. Chiede che “vengano contati tutti i martiri cristiani , non solo i cattolici . Se vogliamo mantenere la distinzione, facciamolo pure, ma presentiamoli tutti”. Ha ragione. È ancora papa Wojtyla a ricordarci che “l'ecumenismo dei martiri è forse il più convincente, parla con voce più alta dei fattori di divisione”. Purtroppo, non siamo ancora arrivati a dare la stessa attenzione e devozione a tutti i martiri cristiani . Eppure, il martirio è uno e unisce tutti, al di là delle differenze. È come il battesimo. È il “battesimo del sangue”.
Come missionari, non vogliamo una “giornata” solo per noi, per i “nostri” martiri. Vogliamo allargare la memoria fino a includere tutti i martiri - uomini e donne - di tutte le religioni e di tutte le razze, in tutti gli angoli della terra. Quelli uccisi da morte violenta e coloro che hanno perso la vita per morte lenta: per fame e carestia, per povertà e malattia, per cataclismi trascurati, per il continuo fuggire dalle guerre...
Se il martirio è il massimo dono di Dio, è anche la massima malizia dell'uomo.
O meglio, è la massima malizia dell'uomo, che Dio onnipotente trasforma in massimo dono di grazia. Solo l' ironia divina può arrivare a tanto: trasformare la malizia di uno in grazia per tutti. Né possiamo essere “gelosi” di Dio, che concede questo dono anche a chi non è ufficialmente cattolico o cristiano.
Allarghiamo la preghiera anche per coloro che i martiri li fanno - i carnefici - e per coloro che martiri non sono - i kamikaze. Perché è solo chi offre la propria vita che fa vivere, non chi la toglie agli altri e a se stesso. E perché i martiri non vogliono morire; non avrebbero mai voluto fare la fine che hanno fatto. Scrive un missionario: “Quando uno si trova a dover affrontare il martirio, quando lo teme o lo prevede, non ne parla volentieri. Lo dico per esperienza personale. Quando ti sei visto nella lista nera e sai che, restando a casa o mettendoti sulla strada, sei un facile bersaglio di chi vuole eliminarti, allora non ami parlare molto del martirio. Preghi solo di esserne dispensato”.
Allarghiamo anche il perdono. Come Marietta, la madre di don Andrea Santoro: “Perdono con tutto il cuore la persona che si è armata per uccidere mio figlio e provo una grande pena per lui, essendo anche lui un figlio dell'unico Dio che è amore”. Beata madre, che sai perdonare come Dio solo sa fare! Anche la chiesa, che è madre dell'umanità, deve essere e fare come te.







