L'onda dello Tsunami
Il viaggio che ora dobbiamo fare è davvero lungo
Si tratta di attraversare tutto l'oceano Indiano verso est e raggiungere l'Indonesia, dove da tanti anni si trova p. Silvano Zulian, missionario nelle isole Mentawai. Anche quando viene in Italia per il periodo di riposo è molto difficile trovarlo: vive “imboscato” nel suo amato Marano Lagunare. Ci racconta qualche sua avventura recente.
“La paura dello tsunami di oltre un anno fa ci ha lasciato in ansia per parecchio tempo, perché si pensava che successivamente sarebbe toccato a noi nelle Mentawai. Anch'io, del resto, sono stato fortunato. Quel fatidico 26 dicembre, poco dopo le otto del mattino, ero in viaggio in pieno oceano per visitare le comunità cristiane che si trovano dietro l'isola del Nias.
Ho visto un'onda insolita in un mare abbastanza tranquillo: ci sono stati piccoli “fremiti” al motore del fuori bordo, ma nulla più. Solamente quando abbiamo messo i piedi sulla terra ferma abbiamo potuto “assaporare” i sussulti e gli scossoni che si sono ripetuti frequentemente.
Ringrazio il Signore che anche questa volta non ha permesso che andassimo a misurare il fondo del mare…
Spesso penso al disagio procurato dalla modernità, che sta intaccando anche la semplicità della gente delle nostre isole. Purtroppo, invece di credere e adorare Gesù, figlio di Dio e testimone del vero unico Amore, ci affidiamo alla giustizia umana fatta di contestazioni, manipolazioni e violenze armate. Sembra che l'uomo nato (forse) nella foresta, preferisca tornare alla legge della foresta , come se nulla di nuovo fosse accaduto con la venuta in mezzo a noi di Cristo salvatore.
Le quindici comunità cristiane della missione sono abbastanza affiatate e impegnate. Penso che la loro testimonianza sia di buon auspicio, in mezzo alla disgregazione continua dei protestanti, divisi in tante fazioni. Lo ripeto spesso ai cristiani della nostre comunità: non è la predica del missionario che crea nuovi cristiani; è la testimonianza dei cristiani autentici che convince e genera nuovi figli per il dono dello Spirito Santo”.
Concludendo...
Il nostro aereo speciale - e a buon mercato - ci ha riportati a casa, nel nostro bel Friuli. Per un po', abbiamo condiviso le gioie e le difficoltà dei nostri missionari. Ne siamo felici e assicuriamo la nostra preghiera. A noi resta nell'animo un po' di invidia perché, nonostante le fatiche, essi gustano la freschezza della missione di annunciare Gesù ai popoli della terra.








