Skip to main content
Condividi su

Intervista a Gismondo Caponi, saveriano marchigiano

Padre Gismondo Caponis, è originario di Genga, in provincia di Ancona, vicino alle Grotte di Frasassi. È stato 12 anni missionario in Sierra Leone. Dal 1991 vive a Parma, dove dà il suo quotidiano contributo alla vita della “casa madre” dei saveriani. Con lui ripercorriamo gli anni della missione.

Com'è nata la tua vocazione?

A 11 anni ero entrato nella scuola saveriana di Poggio San Marcello. Ma in quinta ginnasio non avevo tanta voglia di continuare. Allora, mia madre mi ha mandato a Bergamo da uno zio il quale, vedendo che non sapevo cosa fare, mi ha invitato a leggere qualche libro. Tra le mani mi è capitata la biografia di mons. Bresiat, uno dei fondatori della missione in Sierra Leone. Quella lettura ha fatto rinascere in me il desiderio della missione. Pensavo: “mi piacerebbe continuare il suo lavoro”.

Poi cos'è successo?

Con il liceo e la teologia, avevo quasi scordato quel libro; il mio sogno era di andare in Bangladesh. Nel 1969 i superiori hanno assecondato questo mio desiderio, ma a causa della guerra civile scoppiata in questa nazione, mi hanno dirottato verso l'Africa, in Sierra Leone. Sbarcato al porto di Freetown insieme a p. Ennio Casalucci, siamo stati accolti dal vescovo che ci ha portato subito a fare un giro per la città. Il primo luogo che abbiamo visitato è stato il cimitero dove è sepolto mons. Bresiat.

Quindi il cerchio si è chiuso…

Per me si è aperto. Mi sono detto: se non è stato possibile andare in Bangladesh, forse è perché il Signore mi vuole qui. Il Signore ci parla e ci fa comprendere la sua volontà anche attraverso le vicende esterne. Con questa convinzione, ho superato anche i momenti difficili della vita missionaria.

Qual è stato il più difficile?

Appena terminati i tre mesi di studio della lingua, sono stato mandato a lavorare nella missione vicina all'aeroporto. Allora c'erano solo tre o quattro voli alla settimana, ma passava un discreto numero di persone. Il saveriano che era lì, attendeva il mio arrivo per prendersi un po' di riposo. Non conoscevo nessuno. Le scuole erano già chiuse, la stagione delle piogge stava iniziando ed ero lì da solo. Mi chiedevo cosa potessi fare per superare la solitudine.

Come hai reagito?

In quella zona le famiglie hanno l'abitudine di trovarsi la sera, in veranda, a parlare e raccontarsi le storie… Ho cominciato a unirmi a loro. Presto ci siamo resi conto che le nostre storie viaggiavano insieme, erano parallele, spesso anche collegate. Mi chiedevano: “Perché sei venuto qui? Non ti vogliono bene i tuoi genitori?”. Rispondevo: “Certo che sì!”. “Ma allora perché ti hanno mandato qui?”. “Per aiutare voi!”, dicevo io. Così ho cominciato a spiegare loro “chi” mi aveva mandato veramente.

Altre volte erano loro ad avvicinarsi a me e dire: “Padre, sembra che sei un po' giù di corda. Non sei contento di essere con noi? Dài, sorridi un po'!”. La gente mi ha fatto capire tante cose. Ho capito che non dovevo andare sempre di corsa, ma fermarmi a parlare con la gente. Per loro gli incontri sono importanti. Anche se c'è molto da fare, a loro fa piacere quando ti fermi ad ascoltarli e ti dedichi a loro.

I ricordi più belli di missione?

Mi ha appassionato molto la cura delle scuole. Quando andavo in un paese, prima salutavo il capo del villaggio e poi andavo nella scuola, visitavo i ragazzi e parlavo con i maestri. Poi, con il capo dei maestri andavo a trovare i cristiani. In seguito, dopo alcuni anni, la modalità di avvicinare la gente era cambiata: c'erano le piccole comunità. In ogni villaggio un gruppo di cristiani si radunava al mattino o alla sera per pregare; cercavano di vivere la vita cristiana, impegnandosi anche nella carità. Era interessante trovarsi con loro per pregare e discutere i problemi del paese.

Le cose importanti della vita...

Nella vita ci sono cose più importanti di altre. Mi spiego con un fatterello. Quando ero missionario in Sierra Leone, è arrivato un saveriano dal Messico che non sapeva bene l'inglese e aveva difficoltà a farsi capire dalla gente. Ma la gente lo capiva, perché passava molto tempo in chiesa con la bibbia tra le mani. Un giorno mi hanno detto: “Tu corri tanto, fai tante cose per noi; però anche lui ci fa del bene, perché prega per noi”. Ci sono cose che non si devono mai dimenticare, come la voglia di pregare e di stare in chiesa.

Perciò, ai giovani saveriani mi sento di dare questo consiglio: di essere uomini di preghiera, perché il missionario è considerato e accolto come uomo di Dio. L'altro consiglio è di non criticare subito le persone, i missionari, la gente. Aspetta, apri gli occhi, ascolta, vivi con loro... So che è difficile, ma solo se riesci a stare con la gente, senza criticare, riuscirai a trasmettere loro il vangelo di Cristo e l'amore alla chiesa.

In casa madre a Parma è bello, perché ogni tanto i saveriani tornano dalle missioni e sento le loro avventure, le difficoltà, i sogni. Recentemente, ad esempio, ho incontrato p. Paolino Zanon. Avevo preso il suo posto in Sierra Leone. Insieme abbiamo ricordato i tempi belli della missione e abbiamo parlato di tutte le persone che avevamo conosciuto.

Così anch'io partecipo in qualche modo alle loro attività e tengo vivo in me lo spirito della missione. Poi cerco di tenermi in contatto con i missionari e racconto le esperienze di missione quando vado nelle parrocchie.



Scarica questa edizione in formato PDF

Dimensione 2722.24 KB

Gentile lettore,
Continueremo a fare tutto per portarvi sempre notizie d'attualità, testimonianze e riflessioni dalle nostre missioni.
Grazie per sostenere il nostro Giornale.


Altri articoli

Edizione di Novembre 2020
P. Gianni Abeni ha celebrato l’Eucaristia dell’Iniziativa di Solidarietà 2020 che, con grande fatica, visto il momento, i saveriani di Brescia sono r…
Edizione di Maggio 2012
La mia vocazione è nata anzitutto in famiglia. Mio padre era entrato in seminario; poi, scoppiata la prima guerra mondiale, venne arruolato e in semi…
Edizione di Settembre 2010
Peppino era nato il 10 maggio 1944 a Martina Franca (TA) da papà Vito e da mamma Rosa. Era il terzo di sette fratelli, tutti maschi. La nostra famigl…
Logo saveriani
Sito in costruzione

Portale Unico dei Saveriani in Italia

Stiamo finalizando la nuova versione del portale

Saremmo online questa estate!

Ti aspettiamo...

Versione precedente del sito