L'immenso continente della fame
Un problema urgente da risolvere
Il rapporto 2003 della FAO, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, rivela che è cresciuta la fame nel mondo, mentre si è allontanato l’obiettivo di dimezzare il numero degli affamati entro l’anno 2015, come invece era stato previsto nel summit del 1996.
Sono ben 842 milioni le persone denutrite sulla terra, sparpagliate in 44 nazioni.
Un dovere per tutti
Bisognerebbe eliminare la fame almeno per 26 milioni di persone all’anno, non soltanto con aiuti di emergenza, ma aumentando i nuovi posti di lavoro con maggiori investimenti nel settore alimentare e rurale, dando la possibilità a molti di coltivare un proprio orto di famiglia.
Occorrerebbe ricostruire in ogni nazione un fondo di solidarietà nazionale, anzi mondiale, come ha chiesto l’anno scorso l’Assemblea dell’Onu, per sostenere con mezzi sufficienti la lotta contro la miseria e la fame.
È necessario coinvolgere, in questo programma, il maggior numero possibile di persone, di associazioni, di organizzazioni non governative, di scuole e di università, di chiese e di oratori, di famiglie e di gruppi. Ha detto giustamente il direttore della FAO che “il problema non è tanto nella mancanza di cibo, quanto nell’assenza di volontà politica”.
C’è anche una omissione colpevole, aggiungo io, da parte dei mezzi di comunicazione sociale, che ignorano “il continente della fame”, invece di informare l’opinion pubblica dei paesi ricchi.
La fame è nemica della pace
Jacques Diouf, direttore generale della Fao, ha rivolto l’appello affinché venga creata un’alleanza internazionale contro la fame, “basata non su un motivo di carità, ma su una domanda di giustizia”. Il Papa, raccogliendo l’appello, ha messo in evidenza lo stretto rapporto tra la pace e la fame:
“La fame e la malnutrizione, aggravate dalla crescente povertà, rappresentano una grave minaccia per la pacifica esistenza dei popoli e delle nazioni”. Il Papa chiama tutti, secondo le proprio competenze e risorse, a condividere questo impegno a favore della solidarietà, promovendo il “bene dell’umanità”.
L’osservatore della Santa Sede presso la FAO ha denunciato a chiare lettere: “È questo nostro mondo, che vive un progresso e uno sviluppo senza precedenti nella storia, ad abbandonare di fatto quotidianamente milioni di persone alla mancanza di nutrizione, minacciandone così la sopravvivenza”.
L'esempio della missione
Che cosa si può fare davanti a tanto silenzio e indifferenza?
Ce lo insegna con molta semplicità padre Giampiero Valenti, un missionario saveriano cremonese che lavora in Congo da tanti anni ed è tornato a Shabunda dopo un breve periodo di riposo in famiglia.
Ci scrive: "Ho già inviato un aereo di sementi e zappe per iniziare i lavori agricoli, e un altro aereo pieno di quaderni e materiale scolastico. Stiamo disboscando ai lati del fiume che circonda Shabunda, per creare aree da coltivare con la semina di granoturco, riso, arachidi e ortaggi vari, come carote, cavoli, cipolle, pomodori e melanzane. Il progetto è interessante, ma richiede molta pazienza, poiché la popolazione non è abituata ad un metodo di agricoltura razionale né alla fertilizzazione del terreno con concimi naturali.
Comunque ho preparato dei bravi collaboratori che, con molto entusiasmo, animano e formano i contadini apprendisti".








