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L'icona della missione: Povera sì, ma hai dato tutto

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Comincio da te

Alzati gli occhi, Gesù vide alcuni ricchi che gettavano le loro offerte nel tesoro.
Vide anche una vedova povera che vi gettava due spiccioli e disse:
"In verità vi dico: Questa vedova, povera, ha messo più di tutti.
Tutti costoro, infatti, han deposto come offerta del loro superfluo,
questa invece nella sua miseria ha dato. Il 2003, i missionari lo vorrebbero così (21,1-4)

Comincio da te, anche se non so il tuo nome e non so neppure se tu abbia incrociato lo sguardo di Colui che ti osservava.

Potevi mai supporre che un rabbi guardasse proprio te?

Comincio da te perché vorrei imparare quello sguardo e perché tu sei una folla immensa. Eri vedova e cioè, per il tuo tempo, non solo senza più marito, ma senza alcuno che si prendesse cura di te: non un figlio adulto o un genero, non un cognato che, com'era costume, ti prendesse in moglie, né alcun altro che ti volesse.

Non che tu non sapessi lavorare con le tue mani. Ma al povero non basta lavorare se è esposto alla prepotenza dei rapaci. Chi prendeva del tuo poteva dormire sonni tranquilli, chi metteva la tua pratica sempre sotto, poteva farlo senza problemi. Chi ti maltrattava, poteva farlo impunemente.

Anche tu sei andata al tempio. Forse per supplicare il "Difensore degli orfani e delle vedove"; forse semplicemente per far riposare in lui il tuo cuore. Come donna, non potevi andare molto avanti nel tempio: avevi il tuo cortile e basta. Gli uomini, loro, potevano avanzare più vicini al Santo dei santi. I sacerdoti poi, erano familiari ai luoghi sacri. Ma tu non eri certo il tipo da voler varcare la zona rossa.

Il tesoro del tempio, però, si capisce, era accessibile a tutti, sboccava sul cortile delle donne. Certo, avresti pure potuto contestarlo, raccoglieva le fatiche di tanta povera gente e antichi bottini di guerra, ed era per molti diventato il vero cuore del tempio. Ma tu non eri il tipo per metterti a contestare. Del resto, chi ti avrebbe ascoltata? Avresti potuto anche essere più razionale e pensare che i tuoi centesimi non avrebbero aggiunto nulla al cumulo di beni.

Tu eri donna e basta. Sapevi che l'amore domanda concretezza. Non ti è bastato andare a pregare. Cosa portavi in cuore in quel momento?

Chiedevi qualcosa, o semplicemente compivi un gesto d'amore senza calcoli, come quella Maria che ha rotto per Gesù il vaso d'alabastro (Gv 12,1-8)? Quegli spiccioli, forse racimolati dal tuo lavoro in casa, o dall'aver venduto al mercatino qualche frutto del tuo campo, potevano servire per l'olio della lampada, per un po' di sale o per un pugno di farina…
Come dire che Dio contava più della tua vita? Hai aperto la mano e li hai lasciati cadere nel tesoro. 

Non s'è sentito che un leggero rumore quando le tue monetine hanno toccato il fondo e nessuno se n'è accorto. Tranne uno, un Rabbi, che era lì. Ti ha guardata, ha parlato di te con i suoi discepoli. Neanche loro se n'erano accorti; guardavano soddisfatti gli altri, ascoltando compiaciuti il tintinnioìo delle loro monete al fondo. Ma poi hanno visto e sono rimasti pensosi.

Più tardi, quando hanno visto il loro Maestro, senza voce e senza diritti, dare al Padre sulla croce fino all'ultimo respiro, e hanno riconosciuto che Dio ne aveva fatto il Signore dell'universo, hanno capito.

Hanno capito che tu gli assomigliavi e hanno raccontato di te perché si facesse per sempre memoria di te e di quelli come te, degli abitanti dei sotterranei della storia che la reggono in piedi, malgrado la sconsideratezza di quelli che stanno in superficie. Hanno capito che tu eri anche icona di loro stessi, se volevano essere discepoli.

Tu non sei una chiamata, non sei neppure una convertita. Sei una delle mille vedove del mondo che a Dio danno tutto, credendo di dare nulla, e che Dio conforma a suo Figlio per vie che solo lui conosce.

Tu stai davanti a noi, molto avanti. Perché noi, la nostra vita, ce la teniamo ben stretta, salvo ritrovarci alla fine con un pugno di mosche per non averla saputa giocare.



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