L’Eucaristia con il tabacco
L’Epifania è la festa della manifestazione di Gesù al mondo e noi qui vi presentiamo una persona che lo ha manifestato, p. Giovanni Carrara, in occasione dei suoi 50 anni di presbiterato. Da giovani, si pensa che 50 anni siano un traguardo esagerato… Chissà se davvero si avrà ancora qualcosa da dire. E invece eccolo qua, p. Giovanni!
Certo, in bici non ha più lo scatto dei 30 anni, ma se la cava ancora. E continua a voler bene al mondo, soprattutto ai bisognosi. Vuol bene ai suoi genitori che, con la vita, gli hanno permesso di pensare e agire da cristiano; vuol bene alla parrocchia dove è cresciuto e ha trovato amici; vuol bene al Camerun ma soprattutto al Burundi e alla gente tra cui ha speso i migliori anni della sua vita.
Ecco una sintesi della lettera scritta per il bollettino parrocchiale del suo paese, Albino. Sono al 50° anno come presbitero missionario e tutto è nato quando avevo 15 anni e frequentavo la colonia estiva di don Pierino all’oratorio. Un giorno, ho chiesto al mio amico Luciano: “Cosa facciamo qui? Tutti i giorni uguali: strade, scuola, sport. Perché non diventiamo missionari?”.
Grazie a don Pierino che conosceva p. Ettore Fasolini, il 5 ottobre 1960 sono entrato dai saveriani a Nizza Monferrato (AT) dove ho fatto i voti religiosi. Poi, di tappa in tappa fino a Parma per gli studi di teologia e, il 26 settembre 1971, con altri 12 compagni, sono stato ordinato presbitero.
Ad Alzano, ho fatto l’insegnante, ma soprattutto il promotore vocazionale missionario. Ricordo ancora i bei campi estivi!Destinato al Burundi, ho raggiunto l’Africa. E lo studio della lingua, un osso duro per tutti, e della cultura del paese, erano le basi per iniziare il lavoro missionario a Buteza, vicino al Congo e al Ruanda.
Quanta strada a piedi per raggiungere le succursali fra le montagne. Nei villaggi, la sosta si protraeva per tre o quattro giorni con battesimi, confessioni, istruzioni, ritiri. Durante questi safari (viaggi), ero accompagnato da Barnaba, anziano catechista che mi guidava nella visita ai malati, sparsi nelle abitazioni sulle colline. Qualche vecchietto mi faceva capire che amava il tabacco da fumare e da masticare. Così, con l’Eucarestia portavo ai malati anche questo dono.
La Chiesa in Burundi ha vissuto un momento molto difficile tra il 1980 e il 1987. Una sottile e progressiva persecuzione impediva gli incontri settimanali. Venivano rimosse le croci dalle strade, dalle montagne; non si poteva suonare le campane. Qualche missionario è stato messo in prigione o espulso dal Paese.Nel 1987 avviene l’espulsione quasi generale dei missionari e dei religiosi stranieri.
Anch’io, con molti miei confratelli, sono stato costretto a partire.Dopo pochi mesi, ho avuto il prezioso dono di poter ripartire per le nuove missioni aperte in Camerun. Un quartiere di baracche in riva all’Oceano, a Douala, è stata la prima missione. Abbiamo formato tante piccole Comunità ecclesiali di base nei vari quartieri. Pregavamo sulla Parola di Dio e poi venivano nominati gli incaricati dei poveri, dei malati e di altri servizi che ci davano un grande aiuto nella pastorale.
Nel 1993 sono richiamato in Italia. Ho lavorato a Taranto per 4 anni e ad Alzano Lombardo per altri tre. In quel periodo, in Burundi venivano uccisi tre missionari: p. Ottorino Maule, p. Aldo Marchiol e la laica Catina Gubert. È stato un grande dolore. Nel 2000, sono ritornato in Burundi e ho ripreso il mio lavoro missionario.
Nel 2005, abbiamo deciso di aprire alle vocazioni missionarie locali. Ero nel primo gruppo di formatori. Adesso abbiamo alcuni confratelli presbiteri burundesi. Attualmente, mi trovo nella Casa Regionale di Bujumbura, luogo di accoglienza e crocevia di missionari diretti all’interno del Burundi, in Congo o che rientrano nei loro Paesi. Con un confratello indonesiano e uno congolese ci dedichiamo anche alla formazione degli studenti di filosofia: direzione spirituale, aiuto nella pastorale della nostra parrocchia.
Nella mia giovinezza di 77 anni, ringrazio il Signore di tutto il bene che mi ha voluto, chiamandomi al servizio suo e dei fratelli. Pregate per me e per chi vive con me, in questa terra amata dal Signore.







