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L’esperienza della missione, Riscoprire l’amicizia con Dio

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Il mondo ormai entra nelle nostre case anche grazie ai grandi mezzi di comunicazione. Ma andare di persona a incontrare la gente e a conoscere le situazioni, è un’altra cosa. Tante persone vanno perfino a raggiungere i missionari. Perché?

Non lo fanno per turismo. Vogliono provare un’esperienza nuova, da mettere a confronto con il loro quotidiano modo di vivere.

Un po’ di preparazione

Il centro missionario diocesano, insieme ad altri enti, ormai da qualche anno prepara un percorso per quei giovani che desiderano “fare un salto” nel cosiddetto terzo mondo. Gli incontri si succedono con una scadenza mensile e si concludono con una convivenza di tre giorni. Negli incontri si cerca di capire almeno due cose: in che cosa consiste una cultura diversa dalla nostra; quali devono essere gli atteggiamenti di fondo da tenere presenti quando si va a incontrare altri popoli, soprattutto se sono tanto diversi da noi.

Poi rimane un po’ l’imbarazzo per la scelta della destinazione: “Dove vado, in Africa, in America latina o in qualche paese dell’est dell’Europa?”. Di solito la scelta è fatta in base ai racconti sentiti da altri che hanno visitato questi luoghi, o in base alle amicizie e conoscenze con qualche missionario o suora che lavorano direttamente sul campo. Al ritorno, tutti sono carichi di entusiasmo e contenti per quello che hanno potuto vedere e condividere con la gente incontrata.

Il senso vero della vita

Un giovane, appena tornato dal nord del Brasile, ha detto: “Mi ha fatto veramente bene questo “bagno” che ho fatto in una realtà così diversa dalla mia. Ho capito meglio il dono della fede e che la vita deve essere vissuta con impegno. Non posso più vivere come prima. Qualcosa deve cambiare in me. Anche perché ho compreso che, in certo qual modo, anch’io sono responsabile di quello che succede nel terzo mondo. Ringrazio il Signore che mi ha concesso la possibilità di vivere questa esperienza”.

Davvero bella questa confidenza missionaria! Per noi cristiani la dimensione missionaria e l’apertura al mondo intero sono atteggiamenti fondamentali. Il battesimo ci ha inseriti nella famiglia speciale che si chiama chiesa. A questa famiglia tutti sono invitati a partecipare, per usufruire dei doni che il Signore Gesù ha concesso. Essere cristiani non è vivere sfortunatamente. Si tratta invece di vivere pienamente il senso vero della vita.

La vera felicità ha il volto di Gesù

Papa Benedetto ha sostenuto questa convinzione con chiarezza, anche nella giornata mondiale della gioventù a Colonia, lo scorso agosto. Si è rivolto ai giovani, ma ciò che il Papa ha detto vale per tutti noi.

“Cari giovani, la felicità che cercate, la felicità che avete diritto di gustare ha un nome, ha un volto: quello di Gesù di Nazaret, nascosto nell’Eucaristia. Solo lui dà pienezza di vita all’umanità! Vi ripeto oggi quanto ho detto all’inizio del mio pontificato: chi fa entrare Cristo nella propria vita non perde nulla, assolutamente nulla, di ciò che rende la vita libera, bella e grande. Solo in questa amicizia si spalancano le porte della vita. Solo in questa amicizia si dischiudono realmente le grandi potenzialità della condizione umana. Solo in questa amicizia noi sperimentiamo ciò che è bello e ciò che libera. Siatene pienamente convinti: Cristo nulla toglie di quanto avete in voi di bello e di grande, ma porta tutto a perfezione per la gloria di Dio, la felicità degli uomini, la salvezza del mondo”.



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