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Padre Dovigo invia le sue “lettere agli amici”, a scadenza mensile, da Bukavu, capoluogo della regione congolese del Kivu (RD Congo). Ci trasmette le emozioni missionarie, utili a vivere bene la “giornata dei martiri”.

Nel nostro viaggio da Bukavu a Uvira non si prevedeva una visita a Makobola, dove è sepolto Ruphin Ndama, responsabile della comunità cristiana ucciso nel 1998. Ma quando suor Rosina ci parla della sua “nuova tomba”, manifestiamo il desiderio di farvi una visita veloce. Tutti d’accordo: suor Rosina di Parma, Ernesto e Mariuccia, amici brianzoli in visita, l’autista della Toyota e io.

La strada, sassosa e a tratti polverosa, costeggia il lago Tanganika. Per quasi due anni io percorrevo questo tratto ogni settimana: ho ricordi e mi emoziono al pensiero di rivedere persone e luoghi.

Intanto suor Rosina ci informa sul recupero del corpo del catechista Ndama e sulla sua sepoltura nella nuova tomba. Per lei è già “santo”.

Per salvare l’Eucaristia

Il 28 dicembre del 1998, la popolazione di Makobola era spaventata all’annuncio dell’arrivo dei soldati stranieri, con la missione di massacrare gente innocente, adirati per alcune decisioni del governo di Kinshasa. Ruphin Ndama aveva già inviato moglie e figli al sicuro, ma lui era rimasto con gli altri della comunità. All’ultimo momento, anch’egli scappava sul monte, ai piedi del quale si stende il paese.

A un tratto, Ruphin ricorda l’Eucaristia, rimasta nel tabernacolo, che potrebbe essere profanata. Si sente responsabile. La deve salvare. Non ha dubbi. Lascia i compagni, prende il sentiero della discesa, allunga il passo, corre. Respira aria di bruciato, sente sparare colpi di fucile, vede colonne di fumo. I militari sono già arrivati e stanno violentemente distruggendo, uccidendo, bruciando.

Ruphin arriva nello spazio aperto delle scuole e di casa sua, si dirige verso la chiesa e… incrocia i militari. È fermato e arrestato. Si dice che tra lui e gli uomini armati ci sia stata una breve conversazione e una discussione tra gli assalitori. Prevale la violenza e lo uccidono.

Suor Rosina ci parla del desiderio del nuovo vescovo di Uvira di fare un’inchiesta sulle virtù eroiche del catechista ammazzato. La popolazione ha voluto onorare il suo martire costruendo una tomba accanto alla chiesa, che il vescovo ha benedetto.

La tomba e il segno del cielo

Arriviamo al villaggio, che occupa una piccola penisola di verde intenso e che vive di pesca e agricoltura. Attraversiamo il cortile della scuola e saliamo su una piccola collina. La nuova chiesa porta la scritta: “Diaconia di Makobola, dedicata a Maria Immacolata”. A fianco della chiesa, l’albero con il cerchione di un camion, che serve da campana.

Non lontana, la tomba di Ruphin, di un colore bianco-giallo che irradia sotto il sole di mezzogiorno. In una nicchia c’è la sua foto e, sulla croce, il suo nome e la data di nascita e di morte (1955-1998). La tomba è custodita da una ringhiera in ferro.

Dedichiamo qualche momento al silenzio e alla preghiera, quando Mariuccia ci scuote esclamando: “Guardate il sole!”. Guardiamo… Il sole è ornato da un grande cerchio, un ampio anello colorito. Rimaniamo tutti incantati a osservare. La coincidenza ci fa esclamare: “È un segno del cielo!  È il segno dell’accoglienza del nostro martire!”. Mi affretto a scattare qualche foto.

La bontà del grano

Il cristianesimo in Africa non è un pallone gonfiato e non basta uno spillo per far perdere il suo vigore, come affermano alcuni pessimisti.

Papa Francesco ci insegna la via della speranza: si aprono nuovi orizzonti, e vediamo la realizzazione di un popolo che si spalanca ai valori e alla gioia del vangelo. Infatti, “la bontà del grano si manifesta a suo tempo”.

Attraverso vicende imprevedibili, lo Spirito fa germogliare nei cristiani congolesi il seme del vangelo, gettato nel loro buon terreno, e lo fa crescere in un albero robusto, sul quale si poseranno gli uccelli dell’aria.



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