Tra noi, reduce dalla Sierra Leone
Padre Gerardo Furlan
È con noi, tornato di recente dalla Sierra Leone in seguito alla guerra civile, dove tutti i missionari e vescovi sono stati obbligati a fuggire. L'abbiamo intervistato per conoscere il dramma di sofferenza, che ha colpito il Paese, la Chiesa e la popolazione sierraleonese.
Tu sei stato missionario in Sierra Leone per 19 anni. Perché sei dovuto fuggire dalla Sierra Leone improvvisamente?
La diocesi di Makeni si trova al Nord della Sierra Leone. La città fu attaccata dai ribelli il 23 dicembre scorso, verso le due pomeridiane. Tutti, padri, suore, sacerdoti locali e vescovo lasciammo Makeni per metterci in salvo. Sulla strada c'era già un fiumana di gente che scappava. Loro, poveri, a piedi, con un sacchetto o uno scatolone di cartone con un po' di riso o di olio sulla testa. Donne con un bambino dietro le spalle e due altri attaccati alla gonna, più in testa un altro peso.
Noi abbiamo sì portato alcuni handicappati con i nostri camioncini; ma a Lunsar siamo stati costretti a farli scendere, perché i posti di blocco dei soldati non ci permisero di portarli con noi. I ribelli avevano questo obiettivo: uccidere o scacciare l'esercito di difesa di Makeni. Poi rubare tutti i ragazzi che incontravano per farne dei guerriglieri . Rubare tutti i viveri che trovavano nelle case. Noi siamo riusciti a metterci in salvo spostandoci a Lungi, l'aeroporto di Freetown che era ben difeso dall'Ecomog, l'esercito dell'Africa Occidentale per la difesa della Sierra Leone.
La città di Freetown fu attaccata dai ribelli il 6 gennaio. I padri e le suore non ebbero la possibilità di mettersi in salvo come noi. Solo la parte ovest della città, dove si trovavano le baracche dell'esercito Ecomog rimase in mano al governo. Tutti gli abitanti di Freetown sono dovuti rimanere in casa per un mese se volevano conservare la vita. Dopo qualche giorno dei guerriglieri ribelli sono andati a prelevare padri, suore e arcivescovo e degli studenti facendoli ostaggi. Noi eravamo a Lungi, che è divisa da Freetown solo da una baia larga 8 Km. Ogni giorno sentivamo le cannonate e ne vedevamo i fuochi.
Quali pericoli hai vissuto?
Noi sette Saveriani che eravamo a Lungi ci siamo sentiti abbastanza sicuri. Sentivamo giorno e notte le cannonate al di là della Baia. Siamo rimasti lì per più di un mese, fino alla liberazione di tutti gli ostaggi. Con la radio trasmittente e il telefono satellitare siamo riusciti a tenerci in contatto, sia con le zone liberate dall'esercito Ecomog in Freetown, sia con i nostri superiori di Roma.
La situazione della popolazione della Sierra Leone com'è oggi?
La popolazione in questi otto anni di guerra civile ha sofferto traumi immensi: paesi bruciati al completo, tutte le città hanno migliaia di case bruciate; centinaia di migliaia di persone uccise; si calcola che più di diecimila tra bambini e adulti hanno le mani amputate dai macete dei ribelli. Il perché di questa carneficina non lo sappiamo. La Sierra Leone non ha mai avuto una guerra tribale. In passato chiunque poteva viaggiare di notte in qualunque città o villaggio senza alcun pericolo. La popolazione era di natura pacifica.
Quali speranze per il futuro e che cosa farete per i "bambini soldato"?
Ora alcuni dei nostri padri sono ritornati in Guinea e a Freetown per lavorare con i rifugiati e i bambini soldato, che vengono rilasciati dai ribelli. Si cercherà di aiutare questi bambini a farli cambiare la mentalità di essere soldati ribelli e reinserirli nella società. L'indottrinamento da parte dei ribelli e la droga, hanno cambiato questi innocenti in piccoli demoni con un mitra in mano.
Per parlare di pastorale missionaria al modo tradizionale bisognerà che prima venga la pace. Preghiamo e offriamo sacrifici perché questo avvenga presto. Ho il biglietto aereo di ritorno aperto fino al 31 dicembre. Speriamo che la pace venga conclusa prima.
Che cosa possiamo fare noi da qui per aiutarvi?
La popolazione ha bisogno di tutto: cibo, vestiti, casa. Le nostre opere dovranno essere ricostruite. Speriamo di trovare almeno i muri intatti. Le chiese di solito sono risparmiate dai ribelli. Non così le residenze dei missionari. Potessimo noi influenzare i governi europei a sentirsi in dovere di andare incontro a questi Stati africani come retribuzione per i peccati di schiavismo e colonialismo passato.






