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Quando è stata composta la salma di p. Franco Fiori, qualcuno ha voluto aggiungere alla corona del rosario un fiore da stringere tra le dita. Doveva essere stato importante per lui quel fiore, anche se gli avevano detto di tenere il segreto sul nome di chi glielo aveva offerto e il motivo del dono.

S. Giovanni Paolo II non se l’avrà a male se l’incanto è stato infranto, ora che i due possono sorridere di quel segreto incontro, avvenuto in Vaticano, in un’occasione particolarmente delicata per la diocesi di Makeni e, più in generale, per la Sierra Leone. Non c’è da rivelare altro. Mi serve solo per spiegare che cosa si nascondesse dietro l'immagine del missionario che abbiamo conosciuto, fragile e bisognoso di attenzioni e di cure.

Una scelta di vita sorprendente

Il giorno in cui è nato, il 24 settembre 1935, papà Luigi e mamma Maria Risari non potevano sapere che quel bambino li avrebbe sorpresi con una scelta di vita che esigeva un distacco e una missione speciale in un paese lontano.

Dopo la primaria a Castelleone, entra nel seminario della vicina Cremona, dove condivide con altri allievi la formazione per diventare pastori di un gregge da pascolare e difendere dai lupi, a partire dal borgo medievale dove erano nati. Non a caso, nello stendardo del municipio di Castelleone sono raffigurati una torre e un leone. Quel leone, secondo alcuni storici del luogo, portava ad un santo pontefice, papa Leone Magno, che aveva ammansito un popolo invasore dell'impero che chiamavano barbaro, integrandolo nel nuovo assetto di popoli che sarà chiamato Sacro Romano Impero.

Dal seminario di Cremona alla missione

Franco Fiori non termina i suoi studi nel seminario di Cremona. Con alcuni amici decide di rispondere alla chiamata missionaria. Erano stimolati, in quegli anni, dallo straordinario e profetico Concilio Vaticano II. Scelsero i saveriani, fondati dal vescovo di Parma Guido Maria Conforti. Con lui c’erano p. Luigi Brioni, p. Sandro Parmiggiani, p. Emilio Paloschi e p. Carlo Lucini. Ne seguiranno altri.

P. Franco entra nel noviziato di San Pietro in Vincoli il 14 novembre 1957. L’anno dopo è saveriano e partente per altri lidi. In Scozia, a Coatbridge, studia la lingua inglese e fa la professione perpetua. Il diaconato e l’ordinazione li celebra a Parma nel 1960. Aveva 25 anni.

Papà Luigi, mamma Maria e tutta la famiglia Fiori si godono il novello “unto del Signore” per qualche giorno, poi lo lasciano partire.

Partenza per la Sierra Leone

L’aquilotto del Conforti può finalmente spiccare il volo per la Sierra Leone con la terza spedizione dei saveriani, inviati in soccorso dei pionieri Azzolini, Stefani, Olivani e Calza, sbarcati a Freetown l’8 luglio 1950.

Lo attendono tre anni di apprendistato a Kabala, la missione del lontano distretto di Koinadugu. Poi lo inviano a Freetown, capitale della Sierra Leone, dove rimane per molti anni e per importanti incarichi intramezzati da aggiornamenti e brevi periodi di avvicendamento, in Scozia e negli Stati Uniti.

Il fiore benedetto da papa Giovanni Paolo II

Nel 1999 lo assegnano alla casa apostolica di Cremona, come animatore missionario e per il ministero nelle parrocchie della diocesi. Dal 2012 trascorre un periodo di cure nella casa madre di Parma, dove attende sorella morte all’alba del 24 ottobre. Dal letto aveva forse continuato a contemplare, sulla parete di fronte, la serie della Via Crucis che da vero artista lui stesso aveva tratteggiato con la china. Sulla dodicesima stazione avrà trattenuto lo sguardo per un momento e avrà reclinato il capo, come il suo Maestro, pronunciando le parole dell’abbandono nelle mani del Padre.

Il profilo non sarebbe completo se non si facesse memoria anche di ciò che aveva motivato la decisione di Giovanni Paolo II di chiamarlo in segreto a Roma per un colloquio. In quell’occasione gli aveva benedetto il fiore che p. Franco, nella bara, ha stretto tra le dita.

Testimone della guerra civile in Sierra Leone

Aveva meritato la fiducia del santo pontefice, perché p. Fiori era stimato in Sierra Leone per l’impegno mostrato in tutti i suoi compiti religiosi e civili, in un Paese che stava subendo colpi di stato, violazioni dei diritti umani, epidemie e ribellioni.

In una serie di 10 saveriani illustri, oltre al teologo Mondin e all’apostolo degli ultimi di Padang Pietro Spinabelli, non poteva mancare p Franco Fiori di Castelleone, cappellano dei condannati a morte nelle carceri di Freetown e collaboratore di p. Rocco Serra. Quest’ultimo fu il genio dell’aiuto ai lebbrosi, ai fanciulli illetterati, che rischiavano di servire le bande armate come bambini soldato.

Padre Franco conosceva la situazione della Sierra Leone che si avviava verso una guerra civile nefasta, di cui lui sarà testimone fino al termine dei massacri e alla pace concordata.

In quel momento la Sierra Leone risorge, insieme a tutte le forze ribelli. Dieci anni di sofferenze che videro anche il sacrificio di quattro suore missionarie di Madre Teresa.

La dodicesima stazione

Forse, era questo il vero segreto che il missionario p. Franco Fiori custodiva più gelosamente nel suo animo quando, dagli occhi socchiusi e umidi di lagrime, contemplava la dodicesima stazione della Via Crucis e si abbandonava nelle braccia del Padre.

Caro p. Franco, se non ti avessimo compreso in questo groviglio di eventi ed emozioni, che raramente ostentavi ai fratelli, perdonaci. E come tu chiedevi a noi, che venivamo a trovarti in camera, una benedizione, in attesa di ritrovarci, salutarci e benedirci nel paradiso degli Apostoli del Signore Risorto.



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