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Kalimero a scuola /1: Il ritorno più lungo dell'andata

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Pubblichiamo a puntate alcuni brani tratti dal diario congolese di p. Berton, quando era impegnato nella visita alle scuole elementari fatte di paglia e fango nella foresta di Itula.

Ancora oggi in Africa, il livello di vita degli abitanti di villaggio è molto basso. Questa è una realtà nota a tutti. Il 90% dei bambini, per esempio, mangia male e non ha un cambio di biancheria. Se uno si ammala è un guaio, perché non dispone di medicine né di cibo speciale.

Nelle prime classi di scuola per scrivere si servono di un pezzo di legno al posto del quaderno e non hanno una penna, in più percorrono diversi chilometri per recarsi a scuola, camminando scalzi. Chi possiede un quaderno e una bic, è ritenuto... benestante!

La bambina "Bahati"

Con cinque giovani accompagnatori, avevo fatto visita ad alcune scuole elementari situate nella foresta di Itula, in Congo, dove ero missionario. Nel viaggio di ritorno a piedi, lungo il sentiero infossato tra due enormi pareti di verde, abbiamo incontrato una scolaretta di nove anni, che stava rientrando a casa dalla scuola. Era magrolina, timida, scalza e vestita poveramente, ma aveva una gonnellina pulita. Era circa l'una del pomeriggio...

Rallentando l'andatura, ci siamo adeguati al suo passo. Dopo averle rivolto il saluto in kiswahili, ho iniziato a farle alcune domande. "Come ti chiami?". "Bahati", mi risponde, che in lingua swahili vuol dire "Fortunata". Poi mi dice che abita a Mela, un villaggio distante sei chilometri dalla scuola e che frequentava la terza elementare. "Quanti fratelli hai?", "Dopo di me, i miei fratellini sono tre", dice lei che a una mia precisa richiesta mi confida che prima di andare a scuola non aveva mangiato niente.

Un pasto al giorno

Mi trattengo un attimo in silenzio, poi continuo: "Allora, appena torni a casa mangerai con appetito, vero?". E lei, con rassegnazione, spiega: "Sì, ma non subito; dovrò aspettare fino a quando la mamma, al ritorno dai campi, preparerà per me e per i miei fratellini la polenta di manioca".

Bahati ci racconta che il mattino per andare a scuola parte quando spunta il sole (all'equatore il sole sorge alle 6), ma che comunque la scuola le piaceva molto. "La strada però è lunga...", aggiungo io. E lei, con la sua voce fiacca, ma con spontaneità cristallina, mi risponde: "La mia strada andando a scuola è corta; ma al ritorno è più lunga".

Queste parole mi hanno riempito l'animo di grande compassione e ho pensato che veramente questa povera Bahati, di "fortunato" sembrava aver avuto solo il nome!

Nota: per un aiuto efficace

Un aiuto efficace ai poveri deriva dall'opera evangelica della promozione umana. Nei villaggi il primo lavoro del missionario è costruire la scuola per i bambini. La seconda urgenza per avviare uno sviluppo efficace è costruire un ambulatorio e una scuola di alfabetizzazione con un corso di "economia domestica" per le mamme dei bambini che vanno a scuola.

I corsi di "economia domestica" per le mamme e le giovani hanno lo scopo di far conoscere alle donne di villaggio gli elementi di base necessari per combattere la piaga della denutrizione che affligge tanti bambini. Il missionario fa di tutto per trasmettere al maggior numero possibile di mamme la convinzione che esse stesse possono contribuire a combattere con efficacia la triste piaga della denutrizione infantile, avviando la coltivazione domestica della soia.

Perciò si mette a disposizione di tutti una quantità di sementi del cereale, facile da coltivare anche nelle colline del Congo. Così ogni famiglia può produrre soia sufficiente per il benessere di tutti i componenti e ottenere un'ottima farina. La farina di soia è poi mescolata alla polenta di manioca, offrendo a ogni persona denutrita un alimento sostanzioso ed equilibrato, efficace per far crescere i bambini sani e robusti, con grande soddisfazione dei loro genitori.



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