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Intervista a P. Remigio, missionario in Brasile

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Durante una sua sosta tra noi

Padre Remigio Serra ci dica qualcosa del suo lavoro missionario in Brasile.

Il Brasile più che un Paese è un continente, con 160 milioni di abitanti. Ho lavorato per dodici anni nel seminario Saveriano a Jguapita, nello stato del Paranà. Ora mi trovo nella parrocchia di s. Antonio a Melo Viana. Seguo i gruppi della s. Vincenzo nell'assistenza ai poveri per orientarli ed aiutarli nei casi disperati e alle persone gravemente ammalate.

La "parrocchia" è divisa in 22 comunità urbane e 4 rurali, nelle maggiori celebriamo la messa 4 volte la settimana e nelle minori una volta. Ci aiutano 400 catechisti per la preparazione ai sacramenti e 200 ministri dell'Eucarestia per la comunione agli ammalati.

Vorrei chiederti com'è oggi la situazione della Chiesa in Brasile? La religiosità popolare della tradizione portoghese è ancora viva tra i cristiani nonostante il diffondersi delle comunità di base? Le sette riescono ancora a fare proseliti fra i nostri cristiani?

La situazione della Chiesa ora è abbastanza buona e in continuo risveglio, è passata l'importazione del clero e si è cercato di formare il clero locale. Oggi c'è un prete ogni 25.000 abitanti, perché i preti locali sono passati negli ultimi 20 anni dal 40 al 60% dei sacerdoti. La religiosità popolare è abbastanza forte sia quella di provenienza europea degli emigrati sia quella africana portata dagli ex schiavi.

Le comunità di base hanno riavvivato la Chiesa e risvegliato i fedeli contro l'avanzare delle sette. Queste riescono a fare proseliti tra i cristiani nelle periferie delle città dove il clero scarseggia. Nella mia parrocchia ci sono 120 centri di culto delle sette. È una zona povera di operai, con molti disoccupati e i non praticanti sono facilmente catturati dalla propaganda delle sette .

La Chiesa brasiliana è riuscita a trovare un'intesa tra la teologia della liberazione, il movimento carismatico e la religiosità popolare?

La Chiesa brasiliana sembra aver trovato una certa intesa tra le comunità della teologia della liberazione, la religiosità popolare e i gruppi carismatici. Le assemblee liturgiche di p. Marcello Rossi sono un fenomeno recente; con la sua musica e la danza riesce a riportare alcune fasce del popolo alla Chiesa. La religiosità popolare della devozione ai santi e delle processioni è rafforzata da molte televisioni private, a volte ostili al clero; altre danno spazio al carismatico p. Marcello Rossi. Per carnevale a San Paolo un gruppo folcloristico ha sfilato nel corteo di carnevale con canti e musiche sacre.

Dopo tanti anni passati in Brasile come vedi il futuro della Chiesa? C'è una ripresa vocazionale per far fronte al problema della mancanza di sacerdoti e catechisti?

Dopo 35 anni passati in Brasile, io vedo il futuro della Chiesa buono: i nostri fedeli ora sono più praticanti e più convinti della loro fede. Prima i vescovi ricevevano il clero dall' estero, ora tutte le diocesi hanno un seminario che forma il clero locale, generalmente diretto da religiosi esteri. L'animazione vocazionale è fatta ormai in tutte le parrocchie dove ci sono molti laici impegnati nella pastorale. Quando il Brasile avrà clero locale a sufficienza non è facile prevederlo.

Riuscirà il Brasile a realizzare il motto scritto sulla sua bandiera "Ordine e progresso", in un Paese così pieno di contraddizioni tra povertà e ricchezza?

Prima che il Brasile realizzi il motto "Ordine e progresso" ci vorranno decenni, perché manca la volontà politica di realizzare lo sviluppo del popolo. La povertà è sempre in aumento perché i ricchi aumentano le loro ricchezze e i proprietari terrieri allargano i loro possedimenti. Tutte le periferie delle grandi città del Brasile (San Paolo, Rio de Janerio, Belo Horizontze, Brasilia) sono piene di favelas con gente che vive in condizioni disumane.

Molti sopravvivono riciclando i rifiuti della città per racimolare qualche spicciolo per mangiare. Il salario base è di 65 dollari al mese, sufficiente per comprare un piatto di riso e fagioli per un mese. La disoccupazione è altissima: a San Paolo il 15% della popolazione, ed ora si estende la criminalità delle piccole bande.



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